Pontecorvo – Porta Santo Stefano e Case Ater: chiesto un tavolo tecnico

“Nei giorni scorsi sono ripresi i lavori per la realizzazione delle Case Ater su quello che resta di Porta Santo Stefano. Prima che uno degli ultimi simboli storici del nostro paese sia ricoperto da un altro sarcofago di cemento, vorremmo fare due considerazioni”. Esordisce così Emiliano D’Amata dell’associazione Pro Canonica e beni storici di Pontecorvo.
“La prima, – aggiunge –  è relativa alla sicurezza.Ai fini della valutazione del Rischio Geologico, una indagine del 1999 a firma del del Dott. A. Lauretti catalogava l’area di Porta Santo Stefano in Classe III D: “Porzioni di Centro Storico ad elevato rischio (presenza di fenomeni franosi sulle mura perimetrali “S.Andrea e S. Stefano”)”. A fronte di questo e degli altri elementi di rischio idrogeologico indicati il quella relazione, il dott. Lauretti raccomandava uno “specifico piano di recupero”, in assenza del quale riteneva da precludersi in senso assoluto “qualsiasi titpo di intervento, ad eccezione di quelli necessari a ridurre l’attuale livello di rischio”.
Eravamo nel 1999; – spiega – da allora nessuna seria iniziativa di riduzione di rischio è stata intrapresa, mentre sono noti i fenomeni franosi che negli anni hanno interessato l’area. Tuttavia, senza avventurarci nel diabolico labirinto delle autorizzazioni e dei ricorsi, o nel terreno paludoso delle responsabilità, è la seconda considerazione che va al cuore della questione. Nel dicembre del 2014 il prof. Paolo Berdini, invitato in un incontro sulla conservazione di Porta Santo Stefano ci invitò ad una riflessione semplice quanto illuminante: «lo sviluppo urbanistico – e con esso la salvaguardia dei beni storici e architettonici – è fortemente condizionato dalla componente antropica».
In sostanza: i luoghi che viviamo sono figli della cultura urbanistica degli amministratori passati che hanno costruito, demolito, abbandonato, trascurato. Non sappiamo quali siano i reali progetti e le prospettive dei nostri amministratori per un angolo di Pontecorvo strappato alla storia e consegnato al mattone.
 Speriamo sopravviva in chi ci amministra la volontà di recupero dei luoghi della nostra memoria; confidiamo nell’apertura di un tavolo tecnico in cui l’Amministrazione, l’Associazione Pro Canonica e Beni Storici e le altre associazioni interessate alla salvaguardia dei beni storici – magari con la consulenza di un urbanista – possano realizzare un progetto condiviso di riqualificazione del nostro centro storico.
Per il momento, tuttavia, non possiamo che pensare a quanto l’espressione “cultura urbanistica” strida con le Case Ater di Portecorvo”, conclude.