COMMEMORANDO – Via D’Amelio: il sentimento, i depistaggi e la patria

di Luigi Sparagna

19 luglio, 27 anni orsono, veniva trucidato il giudice Paolo Borsellino (e la sua scorta). Appena 57 giorni prima era stata la volta di Giovanni Falcone (e la sua scorta e la moglie). Dieci anni prima anche il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (e la moglie), benché immune a quello terrorista delle brigate rosse, veniva falciato dal piombo mafioso. Servitori dello Stato, sacrificati nell’Agorà della legalità.

Ma lo Stato è “solo” una entità territoriale occupata da un popolo ed amministrata da un governo secondo le leggi che si è dato. Se si aggiunge un elemento troppo spesso relegato ai margini più lontani dell’Agorà, il “sentimento”, del popolo nel riconoscersi nello Stato, eccolo trasformato in Nazione che nel “sentimento di appartenenza” trova il collante per divenire (termine desueto)  PATRIA.  Paolo Borsellino ebbe a dire “non ho mai chiesto di occuparmi di mafia. Ci sono entrato per caso. E poi ci sono rimasto per un problema morale. La gente mi moriva attorno”. Se non è “sentimento” questo! Negli anni (troppi) di indagini e processi, con ombre inquietanti sulla “trattativa” Stato – mafia, ben oltre le condanne emesse permangono irrisolti dubbi su depistaggi e collusioni. Non si può, ancora una volta, non rifarsi all’affermazione di Borsellino “ mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia…….saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri”. Cosa avrà voluto dire forse era scritto nella sua agenda rossa, e perciò non lo sapremo mai (?) Il Generale Dalla Chiesa, profondo conoscitore della mafia e dei suoi metodi affermò lapidariamente “quando c’è un delitto di mafia, la prima corona che arriva è quella del mandante”. Spero che la corona con gli emblemi dello Stato, a cui è riservato il posto protocollare in prima fila, sia arrivata in chiesa al funerale di Borsellino ( e degli altri) per ultima. Onore, per la 27^ volta (ed oltre), ad uno splendido (e ultimamente sembra sempre più raro) esempio di magistrato servitore della PATRIA, e a tutti quelli che come Lui hanno speso, dignitosamente e in solitudine, il prezzo più alto che gli si poteva chiedere in difesa della legalità, per quel sentimento di unione che nessuno, ognuno nel suo, ha il diritto di dilapidare.