4 NOVEMBRE IN SORDINA

di Luigi Sparagna 

Inizio di settimana segnato dalla Festa delle Forze Armate e dell’Unità d’Italia, per commemorare la fine del primo conflitto mondiale che vide le fortune d’Italia assicurate mercè il sacrificio dei suoi soldati. Le celebrazioni, tuttavia, hanno meritato appena un cenno nei palinsesti televisivi occupati in ben altro. Non deve sorprendere il minor tono giacchè da festa nazionale a suo tempo decretata con Regio Decreto 1354 è nel 1977 che ne fu deciso il “declassamento” a festa che altro non saprei definire se non ordinaria. Gli uffici sono aperti regolarmente e le scuole pure. Spero che almeno nelle scuole sia stato fatto cenno alla ricorrenza. Una festa in sordina, insomma, perché evidentemente non c’è da celebrare più di tanto riguardo al valore delle Forze Armate, che addirittura un recentissimo passato Ministro aveva declassato di funzione decantandone strumentalmente l’alta capacità di impiego a tappare le buche dell’asfalto delle strade romane e avrebbe altrettanto volentieri voluto impiegare a raccogliere immondizia. Non c’è da celebrare più di tanto neppure in tema di Unità d’Italia. Unità è un concetto che richiama inevitabilmente il sentimento dell’appartenenza, della Patria, frutto di valori in cui credere fermamente per il bene del Paese. Oggi la nostra unità è percepita tale? Per tornare ai palinsesti televisivi, solo nei telegiornali è stato fatto un brevissimo cenno alla cerimonia all’Altare della Patria da parte del Presidente della Repubblica, poi una interminabile sequenza di fatti oltremodo degradanti. L’arresto di un personaggio vicino ad un parlamentare ed altrettanto vicino, anzi di più, alle cosche mafiose di cui era “postino”; continua bagarre tra le forze parlamentari ad iniziare dalla manovra economica per finire al rimbalzo di responsabilità sulla questione ILVA di Taranto. Dulcis in fundo anche la auspicata autonomia, federalismo Regionale di natura economico – finanziaria, rivendicata da alcune Regioni. Non vedo come poter interpretare tale spinta separazionista nel segno di Unità d’Italia. Ora non penso ci voglia un’altra guerra per riportare gli Italiani a sentirsi uniti, ma sono convinto che la classe dirigente politica tutta debba, essa per prima, riappropriarsi di comportamenti virtuosi perché possa essere stimolato il senso dell’appartenenza e dell’Onor di Patria che gli Italiani attendono siano loro restituiti. Nel commento di questa settimana, mi pregio ricordare che il sacrificio delle Forze Armate ai successi dell’Italia è stato il prezzo pagato dalla generazione dei nostri nonni che privi di ogni mezzo e con la sola forza di volontà e magari anche di disperazione, hanno portato questo Paese a godere di un benessere troppo spesso non apprezzato da chi ne cerca smisuratamente per sé stesso. Dignità ed onore alla generazione dei nostri nonni e, per gli uomini del nostro tempo, per noi, facciamoci carico di un comportamento civile nel rispetto dei valori di solidarietà, legalità, onestà, in misura da rimarcare la netta separazione con coloro che dall’alto degli scranni in cui siedono ad amministrarci ne possano trarre esempio.