Per Colpa di Uno

di Luigi Sparagna 

Il vivere sociale comporta il rispetto di regole che liberamente la società stessa ha adottato, e chi le viola ne risponde. La responsabilità è del singolo o del gruppo che si rende responsabile delle violazioni, mentre gli altri appartenenti alla società non vengono etichettati al pari dei delinquenti, anzi, quali vittime, sono legittimate a difendersi e spesso, per i reati più gravi, è la giustizia dello Stato a fare il suo percorso, assumendo la difesa del singolo come obbligo sociale. E’ realtà, tuttavia, che nel corpo sociale vi siano singoli apparati o strutture che lo costituiscono come parti specifiche, che assumono una identità propria rispetto al corpus principale di cui sono parte. I Politici, i Religiosi, le Forze dell’Ordine, i Giornalisti, gli Insegnanti, i Medici, i Giudici, e ancora altri che per brevità non citiamo. Ogni categoria è caratterizzata da uno speciale proprio costume comportamentale che ne distingue e ne esalta la competenza. Se un religioso bestemmia, un politico fa i suoi soli interessi, un medico se ne va al mare invece che in corsia a curare il malato, se un poliziotto non rincorre il ladro, tanto è forte l’idealizzazione di queste categorie, che non solo l’immagine di quel singolo ne risente in modo drastico, ma su tutta la categoria di appartenenza si riflette lo sdegno. E’ notizia di qualche giorno che la Guardia di Finanza ha tratto in arresto un giudice corrotto che si faceva pagare mazzette per emettere sentenze di favore nei confronti di imputati sottoposti al suo giudizio, per giunta in grado di appello, quindi vuol dire che dava torto a suoi colleghi che in primo grado avevano condannato il delinquente di turno. Tutto ciò per denaro. Per rifarmi a quanto innanzi, mentre il tradimento di Giuda per trenta denari non ha inficiato l’immagine degli apostoli (ma c’era un disegno Divino), il comportamento di questo giudice trasferisce per automatismo, nell’immaginario collettivo, al tempo in cui viviamo, un giudizio negativo sulla categoria dei giudici. Mi si dirà che non è il primo caso e quindi il sistema giustizia ne risente a ragion veduta. Anche tra i religiosi non ci sono casi isolati di devianza, ma ci sono grossi numeri e grossi prelati che fanno parte di questi numeri, per cui si abbracciano in modo naturalmente consequenziale tutti i preti nella condanna all’inferno, mentre sono tanti i “preti di campagna” o di Parrocchia che fanno i Preti come Dio comanda. Mi rendo conto, è vero, provo come primo istinto proprio quello di etichettare la categoria di appartenenza al pari del singolo manigoldo, della singola pecora nera. Poi però non posso non riflettere che per colpa di uno gli altri, gli onesti, ne fanno le spese. Sempre pochi giorni addietro, il Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri e il procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho hanno decapitato intere strutture mafiose. Come loro, seppure con minore risonanza, molti giudici compiono il loro dovere con altrettanta solerzia in tribunali di provincia colpendo il malaffarecon le armi che hanno che a volte non sono sufficienti se non fosse per la determinazione che pongono nel loro lavoro. Non è un singolo poliziotto corrotto a fare della Polizia una Polizia corrotta, non è un medico corrotto a fare dei medici una casta di corrotti, non sarà questo giudice arrestato, come fosse un volgare ladruncolo sorpreso dalle telecamere a contare avidamente i suoi denari (certamente più di trenta) a fare della magistratura una magistratura corrotta. La prova? E’ stato arrestato e dovrà rispondere davanti ad altri giudici, non corrotti, del suo operato. Voglio sperare per lui che provi mortificazione, ma mi riservo di crederci, mentre spero in una punizione, una condanna, giusta ma esemplare, perché sia resa giustizia in primis ai giudici, ai quali ci dobbiamo riferire non con sospetto ma con fiducia di ricevere giustizia vera.