IPNOSI POPULISTA

di Luigi Sparagna 

La TV, potentissimo mezzo comunicativo capace di orientare e condizionare le opinioni, è veicolo preferito da chi deve crearsi adepti. Pur a fronte delle recenti tendenze a ricorrere alle chiamate a raccolta di piazza, nell’ultima ora appannaggio delle “sardine”, lo schermo è il momento catartico per eccellenza, di un popolo di ascoltatori, che all’ora di cena libera i propri conflitti esistenziali affidandosi agli opinionisti ospitati da ammalianti conduttori. La regia di quello che una volta era il tubo catodico, oggi schermo LCD, Qled, OLed (la scelta è ampia), blandisce i telespettatori con la formula magica del populismo demagogico. Populismo, tendenza russa di fine XIX inizio XX secolo all’affermazione di un socialismo rurale in contrapposizione al burocratismo zarista, ammantato oggi di demagogica adulazione del popolo per carpirne il consenso, è assurto a strumento efficace di captazione del consenso delle masse, che i conduttori televisivi maneggiano abilmente. Fatta eccezione per rispettabili appuntamenti altamente specialistici e qualificati, e penso ai due Angela, padre e figlio, lo zapping serale non offre che TV trash, che ha per parola d’ordine la gratificazione dello spettatore attraverso l’enfatizzazione di ciò che è deteriore, volgare, denigratorio. Niente altro che populismo. Blandire, carpire consenso, propinando opinionisti che tutto sono meno che opinionisti, che ci irrorano di ragionamenti e pareri da chiacchiera da bar, in cui è facile che il telespettatore si riconosca. Nell’era in cui si lamenta l’anonimato intellettuale di politici, alcuni privi anche di adeguati titoli di studio a sostegno del loro alto mandato, la TV ci costringe ad ascoltare il parere di personaggi promossi al ruolo di opinionisti, magari solo perché hanno scritto un libro sulle stelle alpine, i rifugi montani, le carpe dei torrenti di alpeggio. Personaggi dall’evidente improbabile ruolo di opinion leader, satolli della notorietà che gli viene offerta, si spendono innanzi alle telecamere con teatrali movenze a sparpagliare, confusamente, banalità, ovvietà da osterie alle quali, per loro dire, sono abituati. Vanagloriosi da non rendersi conto dello scherno cui li sottopone il conduttore di turno per assurgere egli stesso a maestro d’armi (….a cui piace vincere facile), tra un battibecco e una provocazione il tutto dato in pasto al telespettatore che nella banale ovvietà delle asserzioni si riconosce, identificandosi quale suo pari nell’opinionista. E’ una sorta di ipnosi collettiva allo stato cosciente, frutto del populismo demagogico regnante. Da un lato lo spettatore sfamato nel suo vorace bisogno di alienare critiche, denigrazioni, a salvaguardia dei suoi diritti che qualcuno gli dice essere stati violati, dall’altro l’opinionista narcisista e idiota, che ritenendo essere stato eletto a paladino del telespettatore ne cavalca le aspettative spruzzando pareri, che tali non sono, magari per loro stessa ammissione, chiacchiere da osteria di cui sono frequentatori abituali. Così, di settimana in settimana, si rinnova lo psicodramma dell’ipnosi collettiva populista. Se devo stare sveglio, magari mi vedo in TV un bel film di quel genio di Fellini, se ne danno uno, altrimenti accendo lo stereo e mi gusto la Turandot del Maestro Puccini: “nessun dorma…..dilegua o notte…..all’alba vincero! “