#Appuntamentoconlastoria# Così è nato il “Canto degli Italiani”

di Umberto Grossi

In  questi giorni di emergenza sanitaria dovuta al COVID-19, alle finestre e ai balconi di tante abitazioni sventola il Tricolore come segno di unità per superare insieme questo momento tragico della storia d’Italia e risuonano anche le note del “Canto degli Italiani” meglio conosciuto come Inno di Mameli, il nostro inno nazionale, cantato da tutti.

Alla domanda se si conoscono le origini dell’Inno credo che ben pochi siano capaci rispondere

Questo appuntamento è dedicato alla storia della sua nascita .

L’Inno nazionale fu scritto nell’autunno del 1847 a Genova, da Goffredo Mameli, appartenente ad una famiglia agiata, studente ventenne e patriota, che sacrificò  la vita battendosi per la Repubblica romana contro papa Pio IX, e lo musicò poco dopo a Torino un altro genovese, Michele Novaro, anch’egli venticinquenne, che aveva studiato composizione e canto nella sua città natale e successivamente si era trasferito nel capoluogo piemontese.

La data ufficiale in cui fu eseguito per la prima volta è il 10 dicembre 1847, a Genova alla presenza dei genovesi e di tanti patrioti lì convenuti per la ricorrenza del centenario della cacciata degli austriaci dalla città e fu intonato con entusiasmo.

Quello eseguito fu la versione che conosciamo, firmata appunto congiuntamente da Mameli e da Novaro

Gli ideali di Mameli che egli trasfuse nell’inno erano quelli patriottici e la libertà e l’unità erano a quel tempo le esigenze prioritarie e per questo l’inno ebbe il suo battesimo sulle barricate insurrezionali di Milano durante le Cinque giornate ( 18-23 marzo 1848) dove fu cantato dagli insorti e le strofe scritte dal poeta si diffusero e diventarono una canzone di battaglia che ha accompagnato la storia risorgimentale dell’Italia.

Nella strofa dell’Inno:,

Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò

Mameli riuscì a rappresentare momenti di libertà che si erano verificati in zone diverse d’Italia in tempi diversi,  come la battaglia di Legnano del 1176 dove la lega Lombarda sconfisse Federico Barbarossa; la difesa di Firenze nel 1530 con l’episodio della morte di Francesco Ferrucci, che ferito e catturato, viene ucciso da Fabrizio Maramaldo, un altro italiano al soldo degli stranieri, al quale rivolse la famosa frase “Vile tu uccidi un uomo morto”; l’episodio del ragazzo genovese soprannominato Balilla, figura di patriota che a Genova nel 1746 lancia sassate  contro gli Austriaci dando così inizio alla rivolta; e infine i

“Vespri Siciliani”, che iniziarono la sera del 30 marzo 1282 con il  suono della campane che chiamarono all’insurrezione  i Palermitani contro i Francesi di Carlo D’Angiò.

Divenne quindi il canto più amato non sono nel periodo del Risorgimento, ma anche negli anni a seguire e non a caso poco dopo l’inizio della I^Guerra mondiale , una folla enorme accompagnò in coro le note di Fratelli d’Italia, durante una grande esecuzione al Teatro Lirico di Milano, diretta da Arturo Toscanini e  il grande Giuseppe Verdi, nel suo Inno alle Nazioni del 1862, accanto alla “Marsigliese” e al “Good Save the Queen” aveva inserito le note di “Fratelli d’Italia” per rappresentare il nostro Paese, nonostante allora l’inno ufficiale fosse ancora la Marcia Reale

Il manoscritto originale dal “Canto degli Italiani” è conservato presso l’Istituto mazziniano del Comune di Genova, mentre presso il Museo del Risorgimento di Torino è presente un secondo manoscritto, che è quello che Mameli inviò al maestro Novaro, il 10 novembre 1847, affinchè lo mettesse in musica.

L’autore purtroppo non potrà vedere  realizzati i suoi ideali, in quanto morirà il 6 luglio 1849 nell’ospedale romano della Trinità dei Pellegrini a Roma, per cancrena, in conseguenzadelle ferite riportate combattendo sul Gianicolo per la Repubblica Romana contro i francesi accorsi per ripristinate sul trono papa Pio IX.

Le note dell’Inno comunque risuonarono  a Roma il 20 settembre 1870 durante la breccia di Porta Pia, eseguite dalla fanfara dei bersaglieri.

A Mameli vennero attribuiti funerali solenni nel 1872, ventirè anni dopo la sua morte. La salma venne traslata al Verano, per collocarla poi nel complesso del Vittoriano, e dal 1941 nel tempietto-mausoleo sul  Gianicolo, dove hanno sepoltura altri patrioti.

“Il Canto degli Italiani” nacque dunque alla vigilia della guerra all’Austria e ha accompagnato gli italiani verso l’unità nazionale e il 12 ttobre 1946 diventò l’inno provvisorio della Repubblica Italiana, anche la sua scelta non fu scontata, dal momento che fu presa in considerazione anche l’ipotesi del Va’ pensiero  dal Nabucco di Verdi e anche quella dell’Inno del Piave quale soluzione momentanea a seguito dell’armistizio del 1943, ma fu tenuto in considerazione il fatto che era statoconcepito da un repubblicano e che, comunque, si trattava di una scelta provvisoria..

Per molto tempo su “Fratelli d’Italia” ha aleggiato la“provvisorietà” in quanto la sua scelta come inno nazionale non è sancita nella Costituzione, a differenza dell’emblema nazionale, il “Tricolore”, e per questo vi sono stati tentativi di cambiamento, anni or sono, bandendo un concorso per un nuovo inno.

Molti si sono cimentati nell’impresa, ma i progetti pervenuti a seguito del bando sono stati accantonati, in quanto nemmeno uno venne considerato degno di sostituire “Il Canto degli Italiani”.

Da allora si pensò ad un secondo bando, ma poi si lasciò perdere.

Ha conservato la provvisorietà anche in seguito rimanendo inno di fatto della Repubblica Italiana.

Nei decenni si sono susseguite varie iniziative parlamentari per renderlo inno nazionale ufficiale, fino a giungere alla legge nº 181 del 4 dicembre 2017, che ha attribuito all’Inno di Mameli lo status di inno nazionale di diritto.

L’Inno di Mameli è pertanto rimasto   l’inno nazionale nato dalla penna di un giovane patriota, il cui merito più grande fu la visione unitaria che ebbe del Risorgimento, dove tutti insieme insorgevano per diventare finalmente un popolo che troppo a lungo non era stato tale e che si identificava negli ideali di unità e libertà.