E’ LA VITA CHE VA

di Luigi Sparagna

Settimana piuttosto densa di avvenimenti. In primo luogo sento di dover esprimere un pensiero alla memoria di un grande, di un genio della musica, che una grave patologia neurodegenerativa e, quasi non bastasse quella, un tumore, ci ha prematuramente portato via. Ezio Bosso, presentato al pubblico Italiano nel 2016 nel corso del Sanremo condotto da Carlo Conti, è stato come una deflagrazione nel mondo musicale classico e moderno. Artista che limitato fisicamente dalla malattia al punto da non poter più suonare il pianoforte per il dolore fisico nel muovere le dita progressivamente paralizzate, ha espresso una intensità di sentimenti che da quel Sanremo hanno scavato nell’animo delle persone strappando lacrime di commozione all’ascolto della sua forse più celebre composizione, “ following a bird” (inseguendo un uccellino), titolata in inglese come lo stesso Bosso dichiarò, perché fa più effetto il nome inglese che italiano. Andate su youtube, provate ad ascoltare la melodia delle note che rappresentano il volo prima timido e vicino dell’uccellino, fino a divenire sempre più deciso per poi essere sempre più lontano e divenire un puntino nel cielo che solo la nostra immaginazione ci consente di continuare a vedere. Se riuscite a trattenere la commozione, preoccupatevi perché forse la vostra anima ha subito qualche danno. Ezio bosso è stato, purtroppo per troppo poco tempo per Lui e per noi uno strabiliante interprete e compositore che ha lasciato un segno nel panorama musicale di tutti i tempi, raro da eguagliare. Il tributo della TV ce lo ha proposto in un concerto delle nove sinfonie di Beethoven, spiegate ed eseguite in modo mai visto ed ascoltato prima. Ci restano di Lui le composizioni che ci ha regalato, da ascoltare se ci si vuol fare un regalo all’anima. Lo faremo così volare ogni volta inseguendo un uccellino. E’ la vita che va !

Ma proprio perché la vita continua, nel suo inesorabile scorrere del tempo che lascia poco spazio all’anima, e alla melodia dei suoni sostituisce lo straziante rumore delle sirene e del chiasso o delle grida di dolore, questa settimana caratterizzata da un contenimento del contagio da Covid 19 ci porta il bilancio del fermo sanitario che in appena due mesi ha precipitato l’economia italiana in un baratro pericoloso per una moltitudine di attività. Le imprese più a rischio sono quelle destinate all’intrattenimento, all’accoglienza e alla ristorazione. Il mare lo metto in tutte le categorie appena dette, perché non siamo al tempo di Robinson Crusoe, e spiagge libere sono rare e irragiungibili. Per fare un bagno si accede a strutture ricettive soggette ai protocolli dettati dai Decreti appositamente dedicati al settore. Ora immaginiamo la complessità per un hotel di evitare le colazioni a buffet, predisponendo in sostituzione le colazioni in camera; il pranzo e la cena per gli ospiti con posti tavola ridotti rispetto al numero di camere occupate; i ristoranti, di un certo spazio, dove il menù non è più cartaceo ma con una App sul telefonino, il cameriere che ti serve con guanti in lattice e mascherina, e magari per pagare il conto bisogna sanificare la macchinetta del POS ad ogni uso. Al cinema o al teatro se pure si va in coppia si manterranno distanze rispetto ai posti a sedere che stravolgono questo tipo di svago. Il settore lo vedo messo molto male, e a rischio di disobbedienza civile per sopravvivenza, almeno quando e se mai gli Italiani cominceranno ad accettare il rischio di vivere e quindi ad essere meno rigorosi nel rispetto dell’isolamento sociale fino ad ora imposto. Non si può tornare indietro, a mio avviso, con un ulteriore periodo di clausura. Il Paese non reggerebbe. In tutto questo la politica non smette la schermaglia fine a se stessa. L’Europa si destreggia tra contributi non del tutto ritenuti idonei a dare ossigeno all’apnea economica che ci affligge, e il solito asse franco-tedesco che insiste a proporsi come se fosse, il loro, l’intero mondo Europa. In Italia siamo specialisti nel dileggio di chi ha la maggioranza nel Governo. Si propone di sfiduciare un Ministro importante come quello della Giustizia, ma nella consapevolezza che non si riuscirà a ribaltare la maggioranza in atto, l’occasione è per dare sfogo a scherno, rimproveri e accuse continuando a sbandierare una riforma del settore giustizia che nessun governo, fino ad ora, di qualunque segno, è riuscito neppure ad avviare. La seduta alla Camera di giovedi 21 ha offerto lo spettacolo di una furia da stadio di ultrà della peggior risma nel denunciare un sistema sanitario Lombardo ritenuto scellerato. Sul punto giustizia, che però mi riservo di approfondire prossimamente perché non è possibile liquidare l’argomento con poche riflessioni, occorrerà considerare almeno due importanti questioni. Il codice penale, dai tempi del primo codice Rocco, figlio della guerra da poco finita, di un quadro politico radicalmente mutato col passaggio dalla Monarchia alla Repubblica e soprattutto inquadrato nel contesto della Costituzione appena emanata, ha esaurito il suo percorso. Lo dico come affermazione priva di dubbio, poiché molte e più contemporanee forme di delitto campeggiano nelle aule di giustizia, alcune delle quali hanno comportato l’adozione di leggi nuove, alcune volte tardive e altre non aggiornate rispetto alla velocità  evolutiva dei fenomeni criminali emergenti. Legittima difesa, Stalking, bullismo, cyberbullismo, sono solo alcuni degli esempi possibili. Su tutto brilla per farraginosità e quindi lentezza un sistema processuale che vede, nel migliore dei casi, almeno quattro magistrati intervenire dal momento del commesso reato a quello del giudizio. Un Pubblico Ministero, un GIP che ne controlla l’operato, un GUP che decide sul rinvio a giudizio come se l’operato dei precedenti esponenti della magistratura intervenuti sul fatto debbano subire un esame di buona condotta processuale, e finalmente un giudice del giudizio che fa la sua parte ed emette, ma solo in primo grado, la sua sentenza che, per consolidata prassi, deve percorrere tutti i previsti gradi di appello che una volta erano uno di merito per un totale di due e uno di legittimità presso la Cassazione, oggi di fatto trasformato in grado di merito anch’esso così che i gradi di appello diventano in totale ben tre. I tempi per percorrere tutto l’iter superano quelli della prescrizione così succede, si badi lo scempio, che gravi fatti di sangue non vengono perseguiti perché lo Stato non vi ha più interesse. E la vittima? La burocrazia dei processi fa la sua parte. Nell’era della comunicazione veloce, via internet, con la fibra, con tutti i mezzi più celeri di cui si dispone, capita ancora che una notifica dimenticata (non si comprende come) per raccomandata, rimetta a zero le lancette dell’orologio della giustizia come nulla fosse. Poi, tanto per non farci mancare nulla, forse sarebbe ora di mettere mano ai reati detti “dei colletti bianchi”, quelli cioè che riguardano i potenti e scaltri ricchi delinquenti della moneta, che col denaro possono permettersi avvocati di grido, perizie costosissime e spese legali che durano anni, quindi, una giustizia “personalizzata”. Ma si, mettiamoci la ciliegina sulla torta, vi pare possibile il fango che sta coinvolgendo alcuni esponenti della magistratura, alcuni, mi si passi la ripetizione che è di rispetto, addirittura tratti in arresto come la peggior risma di briganti per reati da comuni briganti? E da dove partiamo per una riforma della giustizia? Qui c’è da ridisegnare tutto, ad opera di gente competente che certo non è quella che in alcuni decreti da pandemia ha scritto (ed è norma), “…si suggerisce” (sic.). Mai visto che in una norma si suggerisce.

Qui occorre un bagno di umiltà, un grande senso di responsabilità, ma solo dopo aver affrontato una emergenza che è la madre di tutte le emergenze… ricostruire la “MORALE” individuale. Ascoltiamo following a bird di Ezio Bosso, perché è la vita che va.