ASPETTANDO IL SENATO

di Luigi Sparagna

E’ il Senato che ora è chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di autorizzazione a procedere avanzata dalla magistratura nei confronti di Salvini, per avere da Ministro dell’ Interno sequestrato i migranti che erano a bordo della Open Arms inpedendone lo sbarco in territorio Italiano. Questione delicata per l’Aula, visto che la Giunta presieduta da Gasparri ha votato nel senso di respingere la richiesta della magistratura, ritenendo, e motivando giuridicamente, l’operato di Salvini legittima azione politica nell’esercizio del suo ministero.  Un parere contrario a quello della Giunta si offrirebbe ad uno scontro piuttosto sgradevole, visti anche i precedenti di possibile riferimento. L’immunità parlamentare ha sue precise motivazioni, e perciò anche l’ostentata volontà di Salvini di essere mandato a processo per sfidare i giudici, al punto da chiedere ai suoi di votare in tal senso, non ha ragione di esistere. La ratio della norma sull’immunità non appartiene a Salvini come singolo, ma al consesso dell’Aula di appartenenza che deve giudicare non in base al personaggio di turno. Poi è altra questione se nell’accaduto si sono innestate situazioni assolutamente sgradevoli che dimostrerebbero un accanimento personalizzato e politicizzato della magistratura che ha avanzato la richiesta di procedere contro Salvini. Peraltro di questi tempi non sorprende che la magistratura stia vivendo un momento di minore trasparenza che, alla luce di quanto accade nel caso Salvini, sembra non appartenere solo ad alcune parti della organizzazione togata che assicura la “giustizia”. Da spettatori, non possiamo non osservare che anche nel caso della speronatrice capitana tedesca un giudice, in veste di GIP, ha ribaltato di sana pianta il provvedimento di un altro giudice, Pubblico Ministero, stravolgendo a suo uso e consumo (cioè per gratificare il suo personale orientamento sull’episodio) una sentenza mozzata di parti essenziali e interpretata quindi malamente. Parere questo autorevole giacchè fu espresso a suo tempo da un certo Di Pietro, che non serve ricordare chi sia. Insomma non è che si cambia nave e si cambia atteggiamento del Ministro di turno. E’ di tutta evidente logica che l’operato del Ministro sia stato sempre concertato in ambito governativo, e dai la prima, dai la seconda, alla terza volta il Ministro anche se agisce d’iniziativa è sorretto dal già successo. Il governo, e la stessa Aula del Senato non possono in questo caso avere alcuna difesa nel sostenere che non sapevano. Si tratta di questioni che bombardano i telegiornali e quindi se freno, contenimento, ci deve essere, si ha modo di esprimerlo. Come voterà il Senato? Accoglierà la richiesta di Salvini? Deciderà salvaguardando l’autorevolezza del ramo parlamentare? Terrà conto del parere della Giunta che non è quello maturato ai tavolini del bar dello sport? Sarà occasione per dare un colpo ulteriore alla magistratura in questo momento, sfruttando la veemenza di Salvini che non si farà pregare per fare da ariete a sbugiardare e denunciare a sua volta la ritenuta politicizzazione anche dei comparti meno vicini al potere dei Togati ? Staremo a vedere.