QUANDO E’ GIUSTO E’ GIUSTO !

di Luigi Sparagna

Liberato Carminati per decorrenza dei termini di carcerazione preventiva, nelle more delle varie udienze che ancora si devono celebrare in relazione al suo ruolo nel “mondo di mezzo”. Arrestato a Napoli il giornalista Emilio Fede, che per festeggiare i suoi 84 anni era andato a mangiare al ristorante con moglie e pare anche amici, così responsabile di evasione dai domiciliari che scontava a Milano, oramai giunti a scadenza e in attesa di essere affidato ai servizi sociali. Due nomi e due storie diverse, che non è neppure lontanamente possibile paragonare. Al curriculum criminale del primo, di tutto rispetto, si contrappone un curriculum professionale del secondo altrettanto degno di nota, pur se negli ultimi sprazzi di carriera la gaffe gli è stata compagna e le abitudini libertine tipiche dell’età dell’impotenza lo hanno ridotto a zimbello del gossip nazionale della famosa pratica del bunga bunga Berlusconiano. Ma la legge è legge, e la percezione del differente spessore criminale non fa differenza. Uno condiziona un intero apparato cittadino della capitale d’Italia, l’altro se la fa con quattro sbarbatelle esperte in sesso a go-go praticato nel corso di feste private con pochi invitati ammessi, in attesa del loro turno di viril godimento, ma la legge è legge. Uno esce e uno va agli arresti. Fa niente se durante il coronavirus altri malandrini, pur senza decorrenza dei termini di carcerazione preventiva sono stati mandati a casa per non prendersi l’influenza, chi è agli arresti ci deve restare senza ombra di dubbio, a meno che la legge, che ha i suoi ritmi, non si prenda troppo tempo per esprimersi e allora ti manda a casa ad attendere le sentenze che ti riguardano. Se ci si pensa bene Carminati ha ben diritto a pretendere di non marcire in carcere perché se con i ritmi della giustizia si dovessero creare le condizioni per una prescrizione dei suoi delitti avrebbe patito una detenzione ingiusta. Il mondo della giustizia ora ha da occuparsi di qualcosa di più serio che non Carminati o Fede. L’universo delle toghe è concentrato tutto su Palamara e compagni di apericene. Palamara starnazza di voler far nomi, che in un mondo normale gli  dovrebbero essere chiesti nel corso di un interrogatorio con tanto di avvocato a garantirne la legittimità dell’inquisizione, piuttosto che farlo apparire come un pentito o peggio collaboratore di giustizia che certamente non è. E il mondo degli uomini normali, quelli che ogni giorno fanno il loro semplice dovere che vogliono? Stanno a preoccuparsi per Carminati o Fede? Magari gli torna in mente di sapere come è andata veramente a finire a Bibbiano con l’indagine “angeli e demoni”, quella degli assistenti sociali e psicologi e psichiatri che sottraevano bambini alle famiglie alterando relazioni e perizie per soldi? Adesso la giustizia è impegnata in cose serie come l’autogoverno dei magistrati e la trasparenza delle nomine negli incarichi delicati. Forse non ci si rende conto che tra uno scandalo e l’altro l’organico dei magistrati sta subendo decimazioni preoccupanti che incideranno sulla lunghezza dei processi. Altro che Fede e Carminati. Siamo seri, diciamola tutta, QUANDO è GIUSTO E’ GIUSTO.