CITTADINANZA NEL SECONDO MILLENNIO

di Luigi Sparagna

La cittadinanza, l’appartenenza ad un determinato Paese, fino ad ora è stata riferita appunto al Paese di appartenenza. Italiani, Francesi, Americani, Tedeschi, è un concetto acquisito che non deve essere ulteriormente spiegato. Il Coronavirus invece, oltre ad aver comportato un deciso e profondo cambiamento nelle abitudini di vita di ognuno, e ad aver stimolato a fini di prevenzione scenari nuovi nella vita di relazione, basti pensare al mondo della scuola in primo luogo, e a tutte quelle realtà  dove fino ad ora eravamo abituati a socializzare con misure veramente essenziali di tutela anticontagio, ci pone di fronte ad un dilemma, maturato in ambito Europeo nel corso dei lavori per decidere sui fondi da destinare alla ripresa del dopo Pandemia. Insomma, noi Italiani, e in compagnia di altri, abbiamo scoperto che esistono popoli che non si chiamano più Olandesi, Austriaci, ecc. ma popoli “frugali”. Noi non siamo tali, non siamo frugali, e che siamo? Pantagruelici forse? Mi immagino questi popoli frugali, gente che siede a tavola con le gambe raccolte su uno sgabello magari di nota casa nordica di arredamenti in scatola di montaggio, e che come scoiattoli portano alla bocca minute quantità di cibo, consumate velocemente per poi dedicarsi ad altro, che so, una sauna o giù di li. Loro, i frugali, io li immagino così, mentre noi, i non frugali, ci spaparanziamo a tavola su una comoda sedia con le gambe distese sotto il tavolo, e cominciamo a divorare una lunga serie di antipasti, per poi passare alla pastasciutta, alle carni grasse, ai crauti, alle birre artigianali, ma sì, di tanto in tanto un ruttino fa la sua comparsa. I non frugali devono essere per forza così, con i polpastrelli delle dita grondanti condimenti saporiti. Ci devono immaginare così anche gli Europeisti definitisi frugali. Ma mi domando, cosa caspita mangiano e bevono e magari fumano per riuscire ad inventarsi questi termini. Adesso saremo cittadini frugali o non frugali sul passaporto? Ci vuole una fantasia che non è comune, e a fronte dei seri problemi in discussione mi sembra che siano definizioni che lasciano il tempo che trovano. Passi che in tema di omofobia si dica di un omosessuale che è uno diversamente etero, corretto che un portatore di handicap sia un diversamente abile, e via discorrendo con terminologie morbide e non offensive o classiste e discriminatorie, ma dirsi “frugali” ha veramente toni di comicità, che altrimenti sarebbe da considerare un insulto in guanti bianchi. Non ci credete? Allora uscite da casa e dite al vostro vicino che voi siete frugali e lui no, vedete se non vi sputa in un occhio. Speriamo finisca presto, che andando di questo passo non so cosa ci aspetta.