ANDANTE, MODERATO

di Luigi Sparagna

L’articolo della scorsa settimana, “ne vogliamo parlare”, che segnalava l’incredibile difficoltà della sanità calabrese privata di un Commissario non facile a sostituire per mancanza o inopportunità di candidature, è stato premonitore, tanto che il giorno dopo la pubblicazione su “Interno 28” il Governo ha finalmente nominato il nuovo Commissario alla sanità calabrese, individuandolo in un Prefetto in pensione, cresciuto nei ranghi, questa volta, della Polizia di Stato. Speriamo porti bene alla Calabria. Ma se mi piace credere nella buona sorte legata a questi settimanali commenti, allora, sperando porti buona sorte anche stavolta, il tema di questa settimana non può non affrontare le misure in via di emanazione per le prossime festività. La S. Pasqua è andata come è andata, col Papa solo a passeggiare in Piazza S. Pietro, sacrificio necessario per salvare l’estate che stiracchiata stiracchiata ci è stata concessa, pare tuttavia pagandone ora le conseguenze nell’affrontare la seconda ondata, al punto che tra le varie teorie e polemiche più recenti si sta sbandierando lo spauracchio di una possibile terza ondata. Il vigente DPCM di imminente scadenza e quindi in rinnovo, era stato motivato con l’intento di non pregiudicare il Natale. Lo scenario che sembra farsi strada pare invece di altro segno. Sembra si confermi l’orario della “ritirata” alle 22.00 il che confligge pesantemente con il cronoprogramma della cena della vigilia, tradizionalmente a base di pesce, che si tira alla lunga per ingannare il tempo nell’attesa di andare a messa a mezzanotte, ma anche per aspettare chi finisce di lavorare alle 20.00 circa come alcune categorie di commercianti. E’ vero, risultano trattative in corso con Santa Romana Chiesa per anticipare la messa di Natale di qualche ora, ma allora Nostro Signore non nasce il 25 dicembre ma quest’anno nasce un giorno prima. Il 2020 si vede che è bisestile pure per Gesù Cristo che colpa del covid sarà più vecchio di un giorno. E che Natale è? Appunto! Visto che in questo modo l’atmosfera del Natale scade vertiginosamente, tanto vale modificare anche il 25 dicembre, pranzo tradizionale a base di carne, così sono contenti tutti, e perciò sembra che l’emanando DPCM, vincoli in corso sul numero dei commensali che fissato ad un massimo di sei, appaga l’esigenza di festa familiare solo di una giovane coppia di sposi, figli unici, con rispettivi genitori, possa prevedere il divieto di movimento non già tra Regioni, ma addirittura tra comuni. Si cenerebbe, pranzerebbe e brinderebbe solo nel comune di residenza. Ci vuole l’Esercito, i cavalli di frisia e la concertina di filo spinato. Ma solo per rimanere a casa nostra, proviamo a pensare alle persone che conosciamo che sono originarie di Pontecorvo, dove risiedono i genitori, e magari abitano ad Aquino, a Castrocielo, a Roccasecca, luoghi di residenza dei rispettivi coniugi. Nel giro di neppure trenta chilometri in tutto, ognuno a casa sua! Se si hanno fratelli o sorelle e magari figli, il discorso non vale perché si perde a tavolino, nel vero senso della parola, cioè ci si deve scordare la tavola. E’ certamente un modo di dire garbatamente che non si esce di casa. Né vigilia né Natale. Papa Francesco si prepari a un altro giro di Piazza S. Pietro in solitaria. Ci sarebbe un piccolo trucco, perché sembra che i ristoranti potranno essere aperti a pranzo. Le famiglie con più di sei parenti potranno prenotare il pranzo del 25 con tavoli da sei, affiancati a non più di un metro, magari i grandi a un tavolo e i più piccoli al tavolo vicino. Ma solo per il pranzo di Natale e non anche per la vigilia, e comunque nel comune di residenza. Perciò correre a prenotare, non si sa mai, i ristoranti a Pontecorvo non hanno la capienza della popolazione residente. Mi pare eccessivo! Contenere gli assembramenti va bene ma la famosa cinghia a cui facevo riferimento qualche tempo addietro credo sia abbastanza già tesa. Voglio stare col Governo. Comprendo che sta facendo scelte determinate dalla grande responsabilità di tutelare la nostra salute, ma vedo troppe incertezze all’orizzonte. Una di queste è il vaccino. Sembravamo tra i primi ad avere il prodigioso farmaco, e invece gli Inglesi stanno per iniziare la vaccinazione in massa, noi forse in primavera, però qualcuno afferma che abbiamo già acquistato dosi di vaccino dall’estero, e si dovrà vedere se la vaccinazione sarà facoltativa o obbligatoria. Scenari da caccia alle streghe ci aspettano se non verranno consumate tutte le dosi acquistate e in produzione. E quale sarà il vaccino più efficace, quello straniero o quello nazionale? L’OMS che dice? Che fa? Troppe incertezze, che associate alle grida di dolore delle categorie di lavoratori oppresse da provvedimenti penalizzanti oltre ogni sopportabile sacrificio, mettono a dura prova i buoni intenti di voler fare il tifo per il Governo. Ma poi, vaccino compreso e feste e ferie andate a male, finisce veramente o se non ci si vaccina ogni anno il Covid è sempre lì ad attendere la sua vittima? Ancora una volta poca chiarezza, poche certezze, poche lucide soluzioni. Siamo sull’orlo della disubbidienza civile e credo che questa possibilità si stia sottovalutando. Continuando di questo passo ci vorrà l’Esercito, ma che non venga in mente a qualcuno di assegnare come parola d’ordine di sparare a vista a chi si aggira per le strade o usare il lanciafiamme, cosa questa che manderebbe in visibilio qualche Governatore di Regione, ma non si può proprio fare. La grandezza dell’uomo, del pianeta terra, è in crisi per un virus che per vederlo devi usare il microscopio. Il concerto della nostra esistenza è un andante moderato, chissà se arriveremo ad un allegro con brio! Cominciamo a farci gli auguri e prepariamoci al “videopranzo”.