La Lettura – Antonio Gramsci: Lettere dal Carcere

Quando le Lettere dal Carcere apparvero per la prima volta nel 1947, ottenendo il Premio Viareggio a scapito de La Romana di Moravia, l’emozione fu intensa. Tra gli altri, Benedetto Croce rilevava che “il libro appartiene anche chi è di altro o opposto partito politico”, affermava che “come uomo di pensiero Gramsci fu dei nostri, di quelli che nei primi decenni del secolo in Italia attesero a formarsi una mente filosofica e storica adeguata ai problemi del presente” e riscontrava una “apertura verso la verità da qualsiasi parte gli giungesse, scrupolo di esattezza e di equanimità, gentilezza e affettuosità del sentire”. Negli anni che Gramsci scontò in carcere e al confino, dal 1926 fino alla morte nel 1937, vittima del Tribunale speciale per la difesa dello Stato di matrice fascista, accusato di cospirazione, istigazione alla guerra civile e propaganda sovversiva, fiaccato da una pena sommamente ingiusta, egli dimostrò una tempra morale senza eguali. Nonostante il progressivo deterioramento del suo fisico, il suo spirito indomito riuscì a partorire quella che ancora oggi è una preziosa testimonianza della lotta di un uomo non soltanto per la sua libertà (intendendo per tale anche la libertà interiore, quella di pensare e di difendere i propri ideali), ma per la libertà e la dignità di tutti gli uomini.