#appuntamentoconlastoria – Il Bombardamento di Montecassino: 15 febbraio 1944

di Mario Canciani

La battaglia intorno a Salerno e a Napoli era terminata. Le truppe tedesche avevano arrestata l’avanzata degli Alleati al Volturno; se non ché era chiaro che neanche qui sarebbe stata possibile più a lungo una resistenza. Perché questa si svolgesse in perfetto ordine, il tenente Generale Conrad, Comandante della divisione “Hermann Goering” ai primi di ottobre chiamò a raccolta i capi di Reggimento e i comandanti di Brigata. Tenendo in mano una  carta topografica, fissò su di essa le linee di ritirata della Divisione, indicò i punti dove si sarebbe dovuta opporre una forte resistenza, e marcò infine quella posizione che, a suo giudizio, doveva servire come linea della resistenza finale. ”Essa è per noi quanto mai favorevole dal punto di vista strategico – accennava egli  – e inoltre è già in via di completamento: si può e la si deve dunque mantenere assolutamente.”

Qui, – diceva il Generale – dev’essere il perno di tutta la posizione, qui bisogna aspettarsi gli attacchi più forti, qui bisogna  anche opporre la resistenza più ostinata, più accanita”. Sulla carta, precisamente accanto al dito del Capo che indicava, c’era Montecassino. Si, la cittadina di Cassino, che giace ai piedi dell’Abbazia, era il perno della posizione, quel punto, in cui c’erano da aspettarsi gli attacchi più accaniti, la resistenza più ostinata.Il monastero era non soltanto in pericolo, ma era addirittura perduto. (M.  Canciani. Il Fronte di Cassino, p.41)

Da qualunque punto di vista si considerasse la cosa, non si sarebbe potuto salvare il Monastero.  La Linea di difesa Tedesca, la Gustav, comprendeva il Montecassino e la sua soprastante Abbazia.

Verso la metà di novembre, subito dopo l’inizio dei lavori difensivi intorno a Cassino, Hitler ordinò che Monte Cassino fosse incorporato nel complesso difensivo. Nei primi giorni di dicembre, quando la Linea Gustav divenne il nome stabile della principale e formidabile linea di resistenza, Monte Cassino era incluso nelle posizioni difensive. (M. Blumenson: Salerno to Cassino. p.399)

Il 16 ottobre il comando tedesco intimò il totale sgombero dall’abbazia di persone e di cose, poiché forse il monastero dopo due giorni si sarebbe trovato sulla linea del fuoco. L’abate con alcuni monaci rimasero di propria volontà nel monastero sebbene proiettili di cannonate cadevano sul monastero causando danni notevoli a tutto l’edificio.

I Tedeschi non avevano osservatorio nell’Abbazia come sostenevano gli alleati. Ne avevano sulle montagne tutto attorno. Gli osservatori dislogati in molti punti della catena montuosa nella valle del fiume Liri e del Rapido ed anche in alcuni punti strategici della pedemontana e dei dossi della pianura, furono essenziali per conoscere i movimenti delle truppe alleate e per dare indicazioni alle artiglierie dove colpire con decisione.

Comunque i monaci hanno sempre dichiarato che nessuno soldato tedesco erano nell’interno dell’edificio e che rispettavano la zona neutrale di 300 metri.

Il diario di guerra di E. Leccisotti  – M. Matronola con altre testimonianze e documenti a cura di Faustino Avagliano ci dà il vissuto dai monaci prima e durante il bombardamento dell’abbazia.

Martedì 11 gennaio – Grossetti : Questa sera alle nove è arrivata la prima granata anglo-americana sul monastero. La situazione è cambiata per colpa dei tedeschi che non hanno voluto rinunciare a mezzo Km. quadrato di terra, e al loro movimento turistico a Montecassino. (…) . Durante la giornata grande movimento all’interno, alle grotte e alle postazioni tedesche.

Martedì 8 febbraio  – Matronola: Notte di granate. Alle 6,30 riprende l’azione dell’artiglieria sulla zona Nord  ed Ovest del monastero: qualche granata sul monastero. Non so quante granate finora sono cadute sul monastero, ma certo superano le centinaia. I belligeranti non hanno avuto in nessun conto l’interessamento del S. Padre per Montecassino.

Lunedì 14 febbraio – Matronola  Ore 14.00 Volantini lanciati da una granata alleata: “Finora abbiamo cercato di evitare il bombardamento di Montecassino. Ma i tedeschi hanno saputo trarre vantaggio da ciò. Ora siamo costretti a puntare le nostre armi contro il monastero stesso; mettetevi in salvo” E’ rivolto ad “AMICI ITALIANI” ed è firmato da “la quinta armata”. Il nostro cuore è pieno di sgomento nel leggere tale volantino lanciato dai … Liberatori. Anch’essi hanno gettato giù la maschera.

Martedì 15 febbraio – Matronola:  Ore 8.30 circa. Mentre recitiamo in ginocchio l’antifona finale della Madonna: Et pro nobis Christum exora, atterriti sentiamo improvvisamente una tremenda esplosione. […].

Fernando De Rosa, sopravvissuto al bombardamento dell’Abbazia, nel suo libro: <L’Ora Tragica di Montecassino>, Edizione SIGRAF, descrive quali momenti dolorosi ha vissuti da rifugiato nell’Abbazia.

<Abbazia di Montecassino. martedì 15 febbraio 1944.E’ incredibile, è atroce: per tutta la notte il cannoneggiamento quant’altro mai violento ha tenuto l’Abbazia isolata da una cintura di ferro e di fuoco! […]

“Mancano alcuni minuti alle nove e trenta.”[….] “Il rombo dei motori è vicino, si avvicina sempre di più; è assordante, ossessionante.”[…] “ Ma è già l’ora X: il bombardamento aereo ha inizio. Le mura poderose vibrano sotto il fragore delle esplosioni. In pochi attimi è passata una prima ondata di morte; i primi bombardieri, alleggeriti del carico micidiale, sfrecciano lontano nell’ovale di pietra oltre il quale ci sono il sole e gli olivi. Ma già nuovi ruggiti imprimano nuovi terrori, altre bombe cadono sopra di noi. E ancora nuovi ruggiti e ancora esplosivi. Mi sento stringere il cuore, le labbra tremare. Gli occhi altrui mi guardano negli occhi e sono immoti nelle orbite. E l’anima di tutti i profughi, purificata dalla preghiera, attende il trapasso. Ma ecco, finalmente cessa lo schianto; le aquile d’acciaio si allontanano.”

“All’alba di quel giorno, del 15 febbraio del 1944 dall’aereoporto di Foggia presero il volo le fortezze volanti cariche di bombe da sganciare sul Montecassino su cui si erigeva l’abbazia, riducendola completamente ad un ammasso di ruderi.

Quella mattina, presto, alle ore 05:45, a 90 miglia ad est di Montecassino, sulla pianura di Foggia, l’equipaggio della squadriglia di volo del secondo gruppo pesante di bombardamento dell’aeronautica degli Stati Uniti, stava per essere informato sulla missione del giorno. “Signori , iniziò l’ufficiale preposto alle operazioni del gruppo ”la vostra missione questa mattina è il monastero Benedettino di Montecassino”. Spostandosi su una grande mappa d’Italia, indicò ed aggiunse: “Qui”. “In questa missione si vola a sostegno diretto della quinta armata nel settore di Cassino. Le forze neozelandesi credono che il monastero sia occupato dai Tedeschi, i quali lo stanno usando per la localizzazione dell’artiglieria e per deposito di munizioni.[….] Siccome il monastero è proprio sulla linea principale di resistenza voi dovreste rimanere soltanto per pochi minuti sopra il territorio nemico. E lasciatemi richiamare la vostra attenzione su questo particolare: poiché il vostro bersaglio è un edificio e la linea delle forze degli Alleati dista meno di un miglio dal bersaglio, bombardare con precisione è un dovere.”(M. Canciani: Il fronte di Cassino, pp.134 – 135)

Secondo il rapporto del  gen. H. Maitland  Wilson in data 10 maggio 1944:  ”….Centoquarantadue fortezze volanti  lanciarono 287 tonnellate di bombe dirompenti da 500 libbre  e 66 tonnellate e mezzo di bombe incendiarie da 100 libbre, seguite da quarantasette B-25 e quaranta B-26 che lanciarono  oltre 100 tonnellate  di bombe ad alto esplosivo”. (M. Canciani; Il fronte di Cassino,p.126)

<<Nel 1944 non verdeggiano le pendici del monte e la quarta distruzione dell’Abbazia è avvenuta allo stesso modo delle precedenti: barbaramente.>> (D. Tortolano; I Cannoni di Cassino,p.85).

Una formella, su una delle porte di bronzo di accesso alla chiesa, ricorda del bombardamento dell’abbazia.

“Ancora una volta sorge così la domanda se uno sbarco in Sardegna o in Corsica anziché a Salerno non avrebbe fatto prendere una piega completamente diversa alla Campagna. Le due isole, così vicine al continente, erano infatti due portaerei. Da qui l’avversario avrebbe potuto raggiungere in qualsiasi momento Livorno e sbarcarvi, e gli alleati avrebbero forse  risparmiato un anno di penose e sanguinose battaglie.”     (E. Senger: Combattere Senza paura e senza Speranza: p. 447).

foto di copertina tratta da Vaticannews