C’ERA UNA VOLTA L’ITALIA

di Luigi Sparagna

L’abbiamo ricevuta dai nostri Padri fondatori, l’abbiamo studiata a scuola, dalle pagine dei libri che ci proponevano foto di Mazzini, Cavour, per non parlare dei mille Garibaldini che facevano sognare tutti i piccoli studenti, che dell’avventura hanno sempre fatto tesoro nelle loro fantasie. Abbiamo sentito parlare delle eroiche gesta degli Italiani nel primo conflitto mondiale e ci è stato trasmesso l’odio per le dittature che nel secondo conflitto mondiale mortificarono l’essere umano con indicibili persecuzioni. Poi ecco, dopo la notte buia della guerra, la legge Costituzionale, la medicina per l’Italia da rifare, la costruzione dell’apparato pubblico disegnato da uomini che sedevano in Parlamento col frac e cilindro, prodighi di soluzioni e progetti frutto della loro cultura, delle loro idee che avrebbero portato l’Italia ad essere una Nazione, unione di territorio, popolo e sentimenti. La nostra generazione ha vissuto l’adolescenza durante il miracolo economico della ricostruzione post-bellica, e nonostante una crisi (petrolifera) degli anni settanta, tutto sembrava procedere per il meglio. L’Italia, culla del diritto, fucina di famosi avvocati e giuristi che pennellavano leggi fatte per essere osservate con rispetto, che tutelavano il bene più prezioso: la persona umana. Ricordo, durante uno dei tanti corsi frequentati nel periodo della carriera lavorativa, un docente di diritto che imperniò tutte le lezioni a presentarci ogni singolo articolo di legge sotto questa veste, quella della tutela e valorizzazione della persona umana, concetto filosofico di realtà dell’essere uomo nel suo vivere sociale. Un furto non è solo un danno economico, è una violenza alla persona umana, offesa nel suo dover soggiacere ad un comportamento delittuoso operato in suo danno da un suo simile. Noi Italiani che cantiamo a squarciagola l’Inno d’Italia dagli spalti degli stadi per sostenere e festeggiare gli uomini del pallone in maglia azzurra, che durante la Pandemia l’abbiamo fatto dai terrazzi e dai balconi per invogliare all’unità e alla solidarietà nella lotta ad un maledetto virus, viviamo una sindrome da disorientamento negli ultimi tempi che sta minando, a mio sommesso avviso, la nostra stessa persona umana.Ogni giorno assistiamo a qualcosa di incomprensibile. Il più recente degli esempi? La Corte Costituzionale afferma l’incostituzionalità dell’ergastolo per i delinquenti dichiarati mafiosi, e in sostanza, anche per i delinquenti che potremmo con un eufemismo targare come normali, solleva dubbi sull’incostituzionalità di una simile condanna che contrasta col principiocostituzionale di rieducazione cui la pena deve tendere. Non mi pare un problema irrisolvibile. Si innalzi il quadro sanzionatorio dei delitti, magari proporzionando la durata della pena agli anni occorrenti a risarcire il danno causato, mediante i proventi da lavoro svolto tra le mura delle patrie galere. Nel danno va ovviamente compreso l’offesa alla persona umana, che non avrebbe prezzo, ma in una società consumistica come la nostra, e forti dell’expertise delle compagnie di assicurazione, si potrebbe tentare di prevedere in misura approssimativamente vicina alla congruità. Giustamente,inorriditi per l’inciviltà del nostro codice penale, preoccupiamoci dei nostri ergastolani, ma intratteniamosereni rapporti con civili democrazie come l’America che ancora mantiene la pena di morte, che potrebbe colpire qualche cittadino italiano in vacanza a new York, ma non certo un fetente di americano che viene in Italia e mena undici coltellate ad un Carabiniere. Ma forse è vero che l’ergastolo è esagerato, se allo psichiatra di Bibbiano, quello che con le sue perizie ha sottratto bambini ai legittimi genitori, che il tribunale ha condannato a quattro anni mentre i suoi sodali che con le sue perizie hanno perpetrato delitti talchè hanno patteggiato le pene, si è incazzato e ha dichiarato che rifarebbe tutto uguale. Tanto  siamo solo al primo grado di giudizio, hai voglia prima che finisce col timbro sulla sentenza dicolpevolezza, e nel frattempo se ne sta a casa. Andiamo avanti. Mentre ricordavo appena sopra della bella solidarietà dei terrazzi durante il picco pandemico, non posso non straziarmi innanzi allo sfacelo dell’ UT UNUM SINT che quotidianamente calca le scene delle piazze ad opera di no vax contro green pass, con lo Stato che sta a guardare perché la culla del diritto non abbia ad emettere alcun triste vagito per la negata libertà di manifestare. Si tratta di una libertà talmente pregnante per la civile crescita e realizzazione del cittadino, che addirittura è riconosciuta anche a coloro che a migliaia si riversano nei rave party non autorizzati, democraticamente convinti a desistere dal calpestare leggi, regolamenti, divieti, e altrettanto democraticamente una volta accertata la loro identità e di coloro che hanno parcheggiato male il camper o l’auto in divieto di sosta, o gettato cartacce a terra, non fa niente se erano colpiti da DASPO, si instradano verso casa. Peschiamo a caso tra gli esempi di offesa italianità, non passa settimana che non si apra un procedimento penale a carico dell’ex Commissario all’emergenza CovidArcuri. Ma non se ne può più! Abbiamo affidato un delicato problema a un delinquente seriale o un incapace e nessuno lo sapeva? Uno che nel frattempo incassa parcelle da capogiro dal Governo per consulenze sull’impiego dei fondi pervenuti all’Italia per far fronte alla Pandemia? Non mi faccio capace. Tanto per non andare troppo indietro col rischio di ripetersi, è proprio l’ultimo grido, dalla culla del diritto che più che vagiti comincia a far sentire un pianto disperato, di neonato che non regge più ai morsi della fame e vorrebbe il suo latte, ma non vede capezzolo a cui attaccarsi manco se si sbudella di strilli, da tal culla dicevo arriva l’ultima indagine della Guardia di Finanza sulla mega truffa dei furbetti del reddito di cittadinanza che non restituiranno il maltolto, e chissà fra quanti anni verranno condannati a pene patteggiate, salvo prescrizione. Aspettate, mica è finita. Rai due, trasmissione televisiva “I Fatti Vostri”, mai nome fu più azzeccato, infatti si tratta di fatti tutti nostri e mai di chi dovrebbe interessarsene, ed è ovvia l’allusione. Non una volta ma infinite volte si racconta di occupazione abusiva di case di proprietà altrui. Addirittura durante la Pandemia persone anziane ricoverate in ospedale, quando sono state dimesse hanno trovato le case occupate da abusivi che per poterli cacciare si deve fare una denuncia e poi avviare tutta la trafila giudiziaria per stabilire se devono lasciare il territorio (appartamento) occupato, e guai se tra gli abusivi c’è un anziano, non esce neppure con le cannonate, tanto con la recente legge sulla violazione del domicilio e la legittima difesa puoi sparare ma solo a certe condizioni che manco astrologi famosi come Paolo Fox o Branko sono capaci di prevedere quando si verificheranno. Quindi, in un palazzo, dove l’amministratore di condominio continua a staccare bollette a carico di colui che l’anagrafe condominiale obbligatoria per legge indica come proprietario, dove tutti i condomini, i vicini di casa sanno perfettamente chi è il proprietario a cui l’amministrazione comunale manda la bolletta della nettezza urbana, si introduce abusivamente chiunque, meglio ancora se zingaro (chiamiamolo come si deve chiamare e tale risulta nei dizionari) spesso proprietario di case principesche, e nessuno lo può cacciare se la “giustizia” non fa il suo corso. E la giustizia del proprietario di casa dimesso dall’ospedale?

Dalla culla non più un vagito, non più nemmeno un pianto disperato, ma calci e pugni e morsi alle sponde del tenero giaciglio fino a sfondarlo, perché la culla (del diritto) se cresce e diventa un letto matrimoniale, con questi auspici si trasforma in una alcova orgiastica dove ognuno sodomizza chi si trova di presso, con buona pace per la persona umana.

C’era una volta l’Italia