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Ciao Mara, questa non è una notizia. È il nostro cuore che ti scrive

Non sappiamo nemmeno da dove cominciare.Perché a volte scrivere non basta.A volte, davanti a certe tragedie, anche le parole si inginocchiano.Ieri sera tutto è cambiato in un istante.Erano da poco passate le dieci.  Si stava lavorando come sempre, con il solito ritmo frenetico, tra notizie che scorrevano sui monitor e dita che battevano sulla tastiera.Poi, all’improvviso… il primo squillo.Un telefono.Poi un altro.Poi tutti, insieme.
È difficile spiegare quella sensazione.
È come se l’aria si fosse fatta più pesante.
Come se qualcosa, dentro, ci avesse avvertito prima ancora di sapere.Abbiamo risposto alle chiamate con il cuore già in gola.

“È successo qualcosa.

”“Un crollo.”“Al ristorante Essenza.”

All’inizio le voci erano confuse, rotte dalla paura. Non si capiva bene. Ma ogni parola era un colpo, ogni secondo un salto nel vuoto.Poi è arrivata la frase che ci ha gelato il sangue:

“Non si riesce a trovare Mara.”

E lì, il tempo si è fermato.Ci siamo guardati senza dire niente.In un attimo gli occhi si sono riempiti di lacrime.La voce si è spezzata.Le mani hanno smesso di scrivere.Nessuno osava chiedere di più. Nessuno voleva sentire la conferma.

Poi, come un filo a cui aggrapparsi:

“La stanno portando in ospedale.”

Ci siamo aggrappati a quella frase con tutta la forza possibile.Abbiamo sperato, pregato, atteso.Abbiamo cercato di scrivere qualcosa, di raccontare con delicatezza quello che stava accadendo, ma dentro eravamo già crollati anche noi.

La notte è scesa.E con lei, quella chiamata.Quella chiamata che nessuno dovrebbe mai ricevere.

“Mara non ce l’ha fatta.”

Ci siamo chiesti se fosse un errore.Ci siamo strofinati gli occhi, come se bastasse svegliarsi.Ma non era un sogno.Era vero.Era accaduto.E tu, Mara, non c’eri più.Avevi solo 31 anni.Una vita costruita con passione, studio, lavoro, dedizione.Ti eri guadagnata tutto. Con sudore, coraggio, dolcezza.Eri diventata Sommelier, ma non era solo un mestiere: era la tua vocazione.Il vino, per te, non era un prodotto da vendere.Era una storia da raccontare, una poesia da trasmettere.Ogni calice aveva un’anima. E tu la sapevi far sentire.La tua competenza era rara.Ma ancora più raro era il tuo modo di essere.Solare. Gentile. Umile.Chi ti ha incontrata, anche solo per pochi minuti, lo sa.Avevi quella luce negli occhi che non si impara.Quella grazia naturale che non si insegna.Eri empatia allo stato puro.Entravi in un ambiente e cambiavi l’atmosfera.Senza far rumore.Solo con la tua presenza.

Oggi, tra le macerie del luogo che amavi, sono comparsi dei fiori.Qualcuno  forse un amico, forse uno sconosciuto  ha voluto dirti che tu sei ancora lì.Che la tua presenza, la tua voce, il tuo sorriso, non sono crollati.Sono rimasti. E rimarranno.


Come giornalisti, oggi non siamo qui a raccontare una notizia.Siamo qui con gli occhi lucidi.Con il cuore a pezzi.Con le mani tremanti sulla tastiera.Perché quando se ne va una ragazza come te, Mara, non è solo una tragedia.È una ferita che si apre in tutta la comunità.

Ci stringiamo forte alla tua famiglia, ai tuoi amici, ai colleghi, a chi ti amava.Siamo con loro, in silenzio, con il rispetto che si deve a chi ha saputo essere un esempio di umanità.A chi ha lasciato un segno.A chi non dimenticheremo mai.

Ciao, Mara.

La redazione Interno28