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PRAESTAZIO DETESTABILIS

di Luigi Sparagna


Causa una interruzione del servizio Internet sono mancato da qualche tempo dalle pagine di Interno 28. Ci sono stati avvenimenti cui avrei voluto dedicare un pensiero, non mi priverò di farlo ora, anche se può sembrare intempestivo, ma guarda caso si sono innescati meccanismi che definire strani è mero eufemismo ma contestualizzano questo odierno commento.  Ho scelto perciò questo titolo, affidandomi ad un amico che con il latino ha più dimestichezza di me, desiderando sottolineare come il disconoscere valori del passato, senza adottarne di nuovi che in qualche modo non vadano a relegare nell’oblio tutta la nostra storia morale, ci porta ad assistere a comportamenti permeati solo di assurdità. Questa espressione dell’antica nostra lingua enfatizza infatti la natura detestabile della condotta, sottolineando l’odio e il disgusto che suscita. E allora eccomi a ripercorrere quanto in questo tempo cui mi riferisco ha comportato la mia nausea e sconforto. Non posso non cominciare dall’omicidio di Carlo Legrottaglie, Brigadiere in servizio in Puglia.  E’ successo ancora una volta. La morte durante il servizio di un Carabiniere, quella appunto di Carlo Legrottaglie non è poi diversa da tante altre, se non per quella malasorte che ha voluto colpirlo quando era oramai giunto all’agognato traguardo della pensione, che avrebbe posto fine al suo dover rischiare la vita per fare il proprio dovere. La sfortuna ci lascia sgomenti più del solito, e alimenta la rabbia, portando qualcuno a chiedersi perché ad un giorno della pensione fosse ancora in servizio su un’autoradio.

Non voleva certo essere una contestazione, ma un comprensibile sfogo, e grido di dolore verso la malasorte, si capisce. E’ il caso quindi di dire che per un Carabiniere che presta servizio sulle autoradio non c’è maggior soddisfazione che andare in pensione restando fino all’ultimo giorno in quella vettura, col suo compagno, e ricevere il saluto dagli altri colleghi di questo nucleo veramente speciale. Nessuno accetterebbe di essere messo sotto la campana di vetro, e iltirarsi indietro dal compiere il proprio dovere ovvero farlo anche solo al risparmio, tanto è l’ultima volta. E’ idea che non alberga in nessun vero Carabiniere. Nessuna polemica macchierà il commosso e composto lutto che l’Arma manifesterà durante le esequie, avendo invece solo la responsabilità di ricordare da ora e per sempre anche Carlo Legrottaglie tra i suoi figli esemplari, il cui patrimonio morale verrà posto alla considerazione delle nuove leve e gelosamente custodito nei sacrari dove riposano gli Eroi. I tromboni pronti a censurare il comportamento dei Carabinieri in situazioni operative, questa volta hanno miseramente e vigliaccamente taciuto. Purtroppo gente che ha vissuto con gli Alamari sull’uniforme, e anche in pensione continua a sentirseli addosso, sa bene che si spegneranno presto i riflettori, si tornerà a dire da qualche parte che il morire fa parte del rischio del Carabiniere, e si lanceranno epiteti e accuse agli uomini con la Fiamma e gli Alamari, almeno fino al prossimo morto. Pensate che ai dimostranti che scendono in piazza fomentati da irresponsabili e inqualificabili rappresentanti istituzionali, per sfogare il loro malessere incappucciati o travisati come banditi, mentre aggrediscono con lancio di segnali stradali e smistano mazzate ai Carabinieri in ordine pubblico, venga in mente che sono anche loro colleghi di Carlo Legrottaglie? Pensate che ai genitori di quelli scalmanati studentelli di liceo o matricole universitarie venga in mente di dare una sonora lezione di comportamento e di educazione ai figli, spiegando loro che ogni mano levata contro il Carabiniere è pari alla mano che ha sparato a Carlo Legrottaglie? Levatevelo dalla testa.

La tragicità del momento ha tenuto sopite le solite vergognose voci, destabilizzanti tanto più quanto esse promanano da chi lo Stato, insieme alle Forze dell’Ordine, dovrebbe difenderlo e con vigore rispetto ad ogni attacco mosso alla sua autorevolezza e perché no, autorità. E’ durato poco, il tempo dei funerali, e a dispetto di ogni logica evidenza, i Poliziotti che hanno affrontato gli assassini di Carlo Legrottaglie, colpendone uno che aveva reiterato anche verso loro azione di fuoco, e arrestandone un altro, con la solita e trita affermazione dell’atto dovuto a termini di legge, si sono trovati indagati e costretti ad affrontare i passaggi processuali che la Magistratura, da qualche tempo, usa ad orologeria in quel contesto di braccio di ferro tra poteri per affermare la supremazia di un ordine che non può certo vantare tutte nobili figure nel suo organico. Come le trombe che suonarono la carica per le truppe del Generale Custer, il fronte combattente delle toghe percepisce il segnale e che fa? Rispolvera il caso Ramy, e indaga il Carabiniere autista della Gazzella dell’Arma, per non aver mantenuto la distanza di sicurezza durante l’inseguimento durato troppo. 

Onestamente mi sfugge quale sia la norma che stabilisce la distanza di sicurezza durante l’inseguimento e quanto la durata dello stesso. Non basta. Mi sfugge anche se tale richiesta condotta sia sanzionabile con contravvenzione, al pari delle infrazioni stradali, ovvero con sanzione penale tipica dei delitti. 

Ancora più onestamente, nutro seri dubbi sull’equilibrio psicoattitudinale del somministratore di giustizia, che se per caso appartenesse a quelle correnti di magistratura di colore opposto a quello governativo in atto, sarebbe allora un giustiziere. 

Ecco un altro elemento di particolare disturbo della sobrietà che si dovrebbe avere quando si commenta un fatto. L’appartenenza conclamata ad una corrente politica da parte di un magistrato cozza con l’intero ordinamento Italiano. Esiste un CSM quale garante delle funzioni della magistratura, che rende, o almeno dovrebbe rendere inutile e inopportuna l’esistenza di una ANM (associazione nazionale magistrati), che invece addirittura indica al detto CSM i nominativi dei magistrati da nominare negli incarichi. Infatti è il CSM che provvede alle nomine, ma riceve gli ordini da una associazione che, mi ripeto, ritengo di dubbiosa giustificazione. Palamara insegna.

E poi, perché il Generale Vannacci oltre a dover esserepoliticamente indipendente deve anche apparire tale, e chi invece del basco da assaltatore indossa l’ermellino, simbolo di purezza e incorruttibilità non vi è tenuto? 

E che vogliamo trascurare Salvini, posto a processo in Sicilia per reati che nemmeno il peggiore delinquente si vedrebbe contestati, assolto da ogni accusa. 

Allora come si fa a non definire detestabile questo clima, queste condotte che si offrono tra il risibile e il deplorevole.  

Attenzione agli squilli di tromba che lanciano la carica, a Custer non andò proprio bene, anzi a Little Bighorn, gli indiani incazzati (Sioux, Cheyenne e Arapaho) lo fecero a pezzi.