Intervistaprimo pianoSport

Ovidio Alla dalla spiaggia di Terracina ai campi di sabbia che hanno scritto la sua storia

C’è un ragazzo di mare, nato tra il vento salmastro e la sabbia calda di Terracina. Un bambino che ha imparato a inseguire un pallone prima ancora di sapere che quello sarebbe stato il suo destino.

Ovidio ha calcato campi diversi, indossato maglie diverse, portando ovunque con sé la stessa passione e determinazione. Qualche mese fa, con il Napoli Beach Soccer, ha conquistato la prima Coppa Italia della storia del club, aggiungendo un altro prezioso capitolo al suo percorso.

Non è solo un campione: è la forza di un sogno che si fa luce, la passione che brucia più forte del sole sulla sabbia. Campione d’Europa, argento ai Giochi Olimpici, vicecampione del mondo, ogni medaglia racconta la storia di un cuore che non smette mai di battere per il gioco che ama.

Ogni rovesciata, ogni corsa, è un verso di una poesia scritta con sudore e determinazione. È la storia di un ragazzo che ha trasformato le sue radici in ali, portando il nome di Terracina a volare alto, ovunque ci sia una spiaggia, una sfida, un sogno da conquistare.

Intervista a Ovidio Alla – Dalla sabbia di Terracina ai campi dove nascono le leggende

1. Qual è il tuo primo ricordo con un pallone sulla sabbia?
Il mio primo ricordo con il pallone sulla sabbia è da bambino, con mio padre, che mi ha trasmesso questo grande amore e questa grande passione per il calcio.

2. In un attimo preciso: quando hai capito che il beach soccer sarebbe stato la tua vita?
Ho capito che il beach sarebbe diventato la mia vita perché racchiude quello che per me è la perfezione: il sole, il mare, la sabbia e il pallone. Senza tutto questo non so vivere…

3. Nella rovesciata che ha fatto esplodere lo stadio… cosa hai provato un secondo prima?
Per me è impossibile descrivere quell’attimo (finale europeo 2023). Mentre facevo quel gesto folle sentivo solo un silenzio assordante nello stadio. Poi, mentre la palla stava per entrare, in sottofondo si sentiva un “ooooo”… ed è lì che ho capito che stavo per realizzare la rete più bella e importante, fino ad ora, con la maglia azzurra.

4. Qual è stata la partita in cui hai sentito più forte l’orgoglio di vestire l’azzurro?
È sempre un orgoglio vestire la maglia azzurra, perché vuol dire appartenenza e rappresentare ciò che siamo nel mondo.

5. Il momento più duro in campo: come l’hai trasformato in forza?
Il momento più duro è stato la finale mondiale persa 6-4 contro il Brasile a Dubai. Da lì mi sono detto di continuare, perché il mio sogno è vincere un Mondiale.

6. Il gruppo azzurro in una sola parola?
Famiglia. Una grande ed unica famiglia.

7. Quale è stato un gesto di un compagno che ti ha fatto sentire che qui nessuno è solo?

Un gesto vero e proprio non lo ricordo, ma ho trovato dei veri amici e, in particolare, un fratello maggiore a cui sono legato in modo speciale.

8. Cosa rende speciale il Napoli Beach Soccer per te oggi?

La cosa che rende il Napoli speciale per me è l’ambiente che si è creato. C’è una forte sinergia ed empatia tra i giocatori, prima fuori dal campo e poi dentro. Inoltre, la società non ci fa mai mancare nulla. Un ringraziamento speciale va al presidente Moxedano e a tutte le persone che lavorano dietro le quinte.

9. Quale è il sacrificio più grande che rifaresti mille volte?

Nessuno, perché tutto quello che ho scelto di fare lo sto facendo e mi ritengo fortunato. I veri sacrifici sono altri nella vita.

10. Chi porti sempre nel cuore quando giochi?

Il mio primo pensiero è per mio nonno Ginetto, dal quale ho preso in eredità la “sforbiciata alla Colabattista”.

11. Quale è il tuo momento perfetto nel beach soccer, se chiudi gli occhi?

Se chiudo gli occhi e sogno il momento perfetto, mi vedo con la Coppa del Mondo in mano, mentre indosso la maglia azzurra.

12. Il messaggio che vuoi lasciare ai bambini che ti guardano e sognano di essere come te?

Il messaggio per tutti quei ragazzi che sognano di diventare come me è: impegnatevi sempre, credete in voi stessi, lavorate tanto, perseverate, divertitevi, ma soprattutto non mollate mai. Trovate sempre la forza di superare tutti gli ostacoli che la vita vi presenta.

La storia di Ovidio Alla è la prova che i sogni hanno bisogno di radici profonde e ali leggere. Radici che affondano nella sabbia di casa, tra le mani di un padre e i sorrisi di un nonno. Ali che si aprono al sole e al vento di ogni partita, fino a librarsi in una rovesciata che ferma il tempo. Lui corre ancora, ogni giorno, verso quel momento in cui stringerà la Coppa del Mondo al petto. E in quell’abbraccio ci sarà tutto: la fatica, le cadute, la gioia, l’Italia. Fino ad allora, continuerà a insegnarci che sulla sabbia – come nella vita – non si smette mai di lottare.