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Dal cuore del Salento al palco della Notte della Taranta,la storia di Consuelo Alfieri

Ci sono talenti che nascono dal cuore di una terra e ne diventano la voce. Consuelo Alfieri, giovane artista salentina, è una di quelle voci rare che riescono a trasformare la musica in un racconto di vita. Fin da bambina, seguendo l’esempio di sua nonna, ha abbracciato tamburello e organetto come compagni di viaggio, scoprendo che nel ritmo della pizzica si nasconde un linguaggio universale fatto di passione, identità e libertà.

Oggi, sul palco della Notte della Taranta, Consuelo porta con sé non solo la sua voce, ma la storia di un popolo intero, capace di emozionare e unire migliaia di persone in un unico battito collettivo. Con il progetto “Porte a punente”, la sua musica guarda al futuro senza dimenticare le radici, raccontando un Salento che non smette mai di sorprendere e di incantare.

La sua è una storia di tradizione che diventa innovazione, di radici che diventano ali, di una giovane donna che con il suo talento sta scrivendo una pagina luminosa nel grande libro della musica popolare.

1. Hai iniziato a suonare l’organetto e il tamburello a soli 7 anni, ispirata da “Nonna Tunata”. Come ha influenzato la tua crescita artistica questa connessione familiare?

La mia famiglia ha avuto un ruolo fondamentale nella mia crescita artistica. Mia nonna mi ha introdotta al mondo delle tradizioni popolari, del canto, delle preghiere, delle filastrocche e persino della cucina, facendomi sentire parte di un tempo che non avevo vissuto ma che mi apparteneva. Mio padre, grande appassionato di musica ma senza la possibilità di studiare uno strumento, è stato il mio vero sostenitore. I miei genitori hanno sempre creduto in me, dedicando tempo e sacrifici affinché potessi coltivare le mie passioni e trovare nella musica la mia felicità.


2. Il tuo progetto “Porte a punente” fonde la tradizione salentina con sonorità moderne. Cosa ti ha spinto a intraprendere questa fusione musicale?

Ho sempre sentito l’esigenza di dare voce al mio gusto personale e agli studi che ho intrapreso nel corso degli anni. Per molto tempo ho scritto brani senza però riconoscermi pienamente in essi. L’incontro con Giuseppe Astore e con gli altri musicisti coinvolti nel progetto ha cambiato tutto: insieme abbiamo creato qualcosa che continua a emozionarmi. Credo che la fusione sia l’unico modo per mantenere viva la tradizione, donandole nuova linfa e un linguaggio sempre attuale.


3. Essere una delle voci soliste dell’Orchestra della Notte della Taranta è un traguardo significativo. Qual è l’emozione che provi ogni anno sul palco di Melpignano?

Salire sul palco della Notte della Taranta rappresenta il traguardo più grande della mia carriera. È l’evento che attendo ogni anno con trepidazione, perché non è soltanto un concerto, ma un’esperienza totale fatta di rapporti umani, preparazione, notti insonni, emozioni intense e incontri preziosi. Tutto trova senso nell’energia del pubblico, che ti travolge e ti lascia senza fiato: ogni anno riesce a strapparmi qualche lacrima di gratitudine.


4. Hai avuto l’opportunità di collaborare con artisti di fama internazionale come Dardust, Elodie, Mahmood e tanti altri. Quali di queste esperienze ti ha lasciato un ricordo speciale?

Ogni artista porta con sé qualcosa di speciale. Alcuni ho avuto modo di conoscerli più da vicino, altri solo per brevi istanti, ma da tutti ho imparato. Ho scoperto un’umiltà sorprendente in figure come Fiorella Mannoia, Arisa, Marco Mengoni, Elisa, Giuliano Sangiorgi e Riccardo Zangirolami: persone di straordinaria sensibilità e disponibilità. Paolo Buonvino, ad esempio, prima di un concerto radunò tutta l’orchestra per leggere la lettera di San Paolo sull’amore: un momento che mi ha toccato profondamente. Con Dardust, invece, è nato un legame di amicizia profonda che dura tuttora, testimonianza di come la musica possa unire al di là del palco.


5. Il tuo singolo “Porte a punente” ha riscosso un grande successo. Cosa rappresenta per te questo brano e quale messaggio desideri trasmettere con esso?

“Porte a punente” è stato il primo brano a vedere la luce. Con Giuseppe abbiamo voluto raccontare la bellezza del nostro territorio in un momento particolare e mistico: l’alba. La semplicità di certi luoghi trasforma la luce di un’alba adriatica in respiro per lo spirito, capace di donare colori nuovi non solo al cielo, ma anche a chi cerca salvezza e speranza. Il mare, porta di acque infinite, diventa scenario di storie, partenze e ritorni. Per chi guarda dall’Oriente rappresenta una possibilità di rinascita, lasciandosi alle spalle dolore e fatica. Il messaggio del brano è semplice e universale: laddove si apre una porta, c’è sempre un sole pronto a sorgere dall’altra parte.


6. Come riesci a mantenere viva la tradizione musicale salentina pur introducendo elementi contemporanei nelle tue composizioni?

In ogni composizione porto con me la consapevolezza di ciò che è stato. Riconoscere l’essenza di un brano e cucirgli addosso un “nuovo abito” significa permettere a quella musica di continuare a vivere in un mondo in continua evoluzione.


7. Essendo originaria di Palmariggi, come la tua terra natale ha influenzato la tua musica e il tuo percorso artistico?

Palmariggi ha avuto un ruolo fondamentale nella mia formazione. A soli tre anni ho partecipato allo storico festival “La Palma d’Oro” e successivamente sono entrata nel coro della chiesa del paese. È lì che ho mosso i miei primi passi, sostenuta da persone che hanno creduto in me e mi hanno offerto opportunità preziose. Il mio è stato un percorso fatto di piccoli passi, di incontri significativi e di mattoni che, uno dopo l’altro, hanno costruito la casa solida del mio percorso artistico.


8. Quando sali sul palco, cosa provi nel condividere la tua musica con il pubblico? C’è un momento particolare che ricordi con emozione?

La più grande soddisfazione è vedere dal palco le persone cantare le mie canzoni, cogliere nei loro occhi l’emozione che mi riporta all’istante in cui quei brani sono nati. È come rivivere la gioia e la magia della creazione, ma amplificata dalla condivisione con chi ascolta. In quei momenti comprendo davvero la forza della musica: parole e note che escono da me e trovano nuova vita sulla pelle degli altri.


9. Il progetto “Siroco” mescola elementi di world music e musica elettronica. Come è nato questo progetto e cosa rappresenta per te artisticamente?

“Siroco” è un progetto nato innanzitutto dall’amicizia con i musicisti che ne fanno parte: Giuseppe Astore, Sergio Pizza, Carlo Massarelli, Gianmarco Alfieri, Francesco Erriquez, Serena Pellegrino e Alessio Vetrano. L’intento è quello di celebrare la ricchezza della tradizione popolare salentina, fondendo melodie antiche e ritmi travolgenti con sonorità contemporanee. Il vento caldo che dà nome al progetto diventa metafora: lo scirocco che soffia dal deserto e attraversa il Mediterraneo rappresenta lo spirito della nostra musica, radicata nella tradizione ma capace di spingersi lontano, contaminandosi, rinnovandosi, diventando “Siroco”.


10. Quali sono i tuoi sogni e obiettivi per il futuro della tua carriera musicale? C’è qualche progetto in cantiere di cui possiamo avere un’anticipazione?

Il mio sogno è continuare a dare voce alle mie emozioni, inseguendo ciò che mi fa stare bene e mi rende autentica. Per il futuro desidero costruire nuove collaborazioni, aprirmi a sguardi e sensibilità diverse, affinché la musica possa evolvere attraverso contaminazioni e prospettive sempre nuove. L’obiettivo è creare qualcosa di unico, che unisca tradizione e innovazione, cuore e ricerca.

 

Dalle parole e dai racconti di Consuelo Alfieri emerge l’immagine di un’artista che porta dentro di sé la memoria di un popolo e la trasforma in musica viva, capace di parlare a chiunque. La sua forza è quella di saper custodire le radici senza mai restarne prigioniera, intrecciando tradizione e modernità in un linguaggio che emoziona e unisce. Ogni progetto, ogni palco, ogni incontro diventa per lei un’occasione per condividere non solo canzoni, ma un pezzo di anima. Ed è proprio in questa autenticità che risiede la magia di Consuelo: farci sentire parte di un viaggio collettivo, dove dietro ogni porta che si apre c’è un orizzonte nuovo, illuminato dalla sua voce e dal sole del Salento.