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IL DIRITTO DI ESSERE DELINQUENTE

di Luigi Sparagna 
Alcuni recenti episodi che hanno visto le forze dell’ordine contrapporsi a delinquenti sono balzati agli onori della cronaca per le conseguenze processuali che ne sono derivate, non già a carico di chi si è reso responsabile di un delitto o della violazione di una norma, ma a carico degli operatori di polizia che avevano agito. Solo per ricordarne tra i più noti, l’inseguimento a Milano di uno scooter guidato da un giovane senza patente con a bordo un coetaneo, che forzando un posto di blocco e fuggendo a velocità folle per le vie del centro andavano a schiantarsi su un muro e coldecesso del passeggero. Ultimo in ordine di tempo, un Carabiniere, per bloccare un ladro che con due complici per sottrarsi all’arresto colpiva con un giravite il collega di pattuglia,reagisce nella naturale concitazione del fatto con uso dell’arma di ordinanza per bloccare il fuggitivo, poi deceduto in ospedale dove i suoi complici lo avevano scaricato come nella più consumata tradizione della mafia americana anni trenta. Il Carabiniere finisce sotto processo con la solita imputazione di eccesso colposo di legittima difesa (così riportano gli organi di informazione) visto che il malvivente è stato colpito mentre, dopo aver ferito ilCarabiniere, si dava alla fuga. Disposta contro il Carabiniere una provvisionale risarcitoria di oltre centomila Euro. Scatta una colletta che ne raccoglie oltre duecentomila di Euro per sostenere il Militare. Come si fa a non riflettere. Il nostro diritto ha tra le sue caratteristiche la “dinamicità”, capacità di evolversi ed adattarsi ai mutamenti sociali. Esempio i provvedimenti circa i femminicidi, e prima ancora una previsione normativa sulla legittima difesa da aggressioni subite al proprio domicilio, in verità fonte di qualche perplessità circa l’applicabilità in determinate condizioni, quali la fuga del ladro dopo l’aggressione. E’ di tutta evidenza quindi che un fenomeno sociale relativo alla crescente sfacciataggine dei rei sia in atto. Devo andare un passo indietro con la memoria. Era in uso per l’addestramento al tiro e alle situazioni di emergenza, un dispositivo elettronico chiamato FATS (firearms training system ), un simulatore avanzato di tiro interattivo, che su uno schermo a grandezza reale, tramite video-proiezione e armi reali adattate, consentivano all’operatore senza far uso di munizioni vere in poligono contro un pezzo di cartone, di addestrarsi, avendo anche un riscontro dalla macchina in merito alla legittimità dell’azione oltre che rispetto all’efficacia del tiro. In pratica se sbagliavi, usciva una bella scritta…”hai violato la legge perché la situazione operativa proiettata non giustificava l’uso dell’arma”,ogni volta che per ansia da prestazione uccidevi una casalinga o uno al bancomat. Mi venne in mente di far provare questa forma di addestramento ad un magistrato, presidente della camera penale del tribunale, che accolse con grande curiosità ed entusiasmo la proposta. Il risultato fu un’infinità di reazioni fuori legge, annunciate con fragore dalla macchina, per cui il magistrato avrebbe accumulato più di qualche ergastolo. Il suo commento, finita l’esercitazione, e con una tazzina di fumante caffè, riporto testualmente “dovremmo tutti noi giudici fare questa esperienza per capire quanto sia difficile valutare una situazione operativa reale”. Esempio forse banale, ma che ritengo di non sottovalutare. Vado oltre, l’accusa di eccesso colposo di legittima difesa credo non si attagli al Carabiniere che fa uso delle armi. Il Carabiniere, per legge, ha l’obbligo di respingere una resistenza e ha pure l’obbligo di assicurare alla giustizia il responsabile di un reato. Se nel corso di un intervento un bandito ferisce il mio collega di pattuglia e si accinge a scappare, io devo bloccarlo, anche facendo uso dell’arma in dotazione, sennò che me la danno a fare, nonostante il fetentone mi stia volgendo le terga. Sono attimi. La mia non è legittima difesa, è adempimento di un dovere. Bisogna smetterla di dar fiato al populismo imperante che vuole salvare la pelle a qualunque delinquente sol perché sta fuggendo. Il Carabiniere mette in conto che nel suo lavoro rischia la pelle, allo stesso modo chi si cimenta in una rapina, in una aggressione, deve mettere in conto che rischia qualcosa, magari anche lui come il Carabiniere rischia la pelle. Assurdo poi che si stabilisca un risarcimento al delinquente per il danno subito. Tempo addietro un ladro ammanettato che resistendo all’applicazione delle manette aveva riportato la frattura del polso ha visto riconosciuto un risarcimento più fruttuoso del bottino ricavato dal furto. Ipocrisia la difesa di diritti di chi li viola sistematicamente. Anche l’ultimo episodio cui mi sono riferito è permeato di ipocrisia oltre ogni buonsenso. Il malfattore ferito a morte è stato scaricato davanti al pronto soccorso dai suoi complici, gente definita di etnia Rom. Ecco il termine ipocrita che la nostra evoluta civiltà ci suggerisce di usare, invece di quello più culturalmente datato ma efficace che è “zingari” (il termine esiste ancora nei dizionari”. Gente nomade che oramai ha abbandonato il nomadismo, che non fa segreto di lasciarsi andare alla commissione di vari reati predatori e non solo, che guadagna giornalmente gli onori della cronaca nera cittadina con una sfacciataggine rara a riscontrarsi, che alleva i propri bambini alle scorribande più disparate, roba da far venire dubbi se la famiglia della casa del bosco sia così da redarguire. E’discriminatorio chiamarli Zingari? Pace. Tali sono, e adesso con la provvisionale di oltre centomila Euro staranno festeggiando e possono andare in vacanza per qualche mese prima di riprendere a furfanteggiare. Siamo solo ipocriti e rischiamo di far attecchire idee che sono ben lontane dal vivere civile se riconosciamo diritti a chi è responsabile di averli violati per primo. Insomma, forse chi amministra la giustizia dovrebbe considerare con attenzione nuova la dinamicità del nostro diritto che non solo attraverso l’iniziativa legislativa si afferma, ma è anche attraverso le sentenze nei processi che si contestualizza il lavoro dei tutori dell’ordine che andrebbe difeso quale irrinunciabile valore della nostra democrazia. Basta con le manganellate ai poliziotti in ordine pubblico che se reagiscono sono bastardi. Basta col perseguire sempre e per primi quei soldati della legge sulla strada che intervengono in scenari non sempre facili da interpretare, basta col concedere attenuanti a chi se la cerca. Non si sta correndo il rischio di demotivare gli uomini delle forze dell’ordine, ma si sta scivolando come nelle sabbie mobili verso la pericolosa affermazione del diritto di essere delinquente.