COWBOY TRUMP
di Luigi Sparagna
CAPITOLO 2
Avevo già commentato l’atteggiamento di Trump propostosi come il difensore unico e incontestabile delle sorti, qualunque esse siano, del mondo intero. Un po’ presuntuoso, e per qualche verso sordo agli avvertimenti dei suoi tecnici che gli facevano osservare come la guerra all’Iran non era cosa da risolversi in pochi giorni, si è gettato a capo fitto in una impresa che pensava di condividere con Israele guadagnandosi la fama di Presidente capace, deciso, dotato di pieni poteri. Non è stato così e ancora oggi non si può azzardare una previsione considerato che ogni giorno Trump dice di aver vinto e che l’Iran gli ha chiesto di negoziare, e il giorno dopo l’Iran smentisce le dichiarazioni di Trump. Ma mettiamo un attimo da parte tutto questo, e affrontiamo le recenti dichiarazioni di Trump contro il Santo Padre. E’ semplicemente inaudito. Ha definito il Papa incapace di discutere di guerra e delle conseguenze dell’atomica all’Iran. Ma il Papa fa semplicemente la sua parte, come rappresentante della fede cattolica in terra, invocando per tutti, senza distinzione alcuna la pace come unico obiettivo cui i governanti dovrebbero mirare. E’ il suo ruolo, non è un politico, non è un guerriero di nessun esercito a meno di quello dei cattolici che diffondono il Vangelo. Trump si permette di trattare ilPapa come fosse un suo attendente, addirittura affermando che grazie alla sua popolarità è stato scelto un Papa americano. Il Papa non lo teme. A questo punto non si può non affermare che evidentemente Trump deve aver subito una intossicazione alimentare che gli ha obnubilato il cervello. E questo a voler essere buoni. E’più probabile che abbia rivelato, in questa occasione, le sue intemperanze e distonie caratteriali che stanno facendo della storia dei Presidenti americani uno straccio vecchio da buttare. E’ un bambino capriccioso? Si sente Dio, al punto da riprendere il Papa? Chi può dirlo. Una cosa però mi preoccupa, ed è il fatto che un uomo così è talmente instabile che non lo si può considerare un leader, un Presidente degno di tale nome, ma uno capace di fare qualunque fesseria che il suo cervello al limite della ragionevolezza gli possa suggerire. Per ora mi limito a stigmatizzare la incredibile e inimitabile scarsa diplomazia in uno con la inaffidabilità in tema di politica internazionale. Bene ha fatto la Meloni a fargli capire che per l’Italia il Vaticano e il Papa sono una cosa seria. Mi dispiace per gli americani.

