Giustizia, la Camera Penale di Cassino proclama l’astensione per il 15 luglio: “Situazione inaccettabile al Tribunale di Sorveglianza”
Il Consiglio Direttivo aderisce alla protesta dei penalisti romani. Sotto accusa la grave carenza di organico e la mortificazione della funzione rieducativa della pena
Nuova giornata di protesta per il comparto della giustizia penale nel Lazio. Il Consiglio Direttivo della Camera Penale di Cassino, aderente all’Unione delle Camere Penali Italiane, ha deliberato all’unanimità l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale per la giornata di mercoledì 15 luglio 2026.
La decisione, formalizzata in una delibera ufficiale datata 3 luglio 2026, segue temporalmente il provvedimento analogo assunto dalla Camera Penale di Roma lo scorso 30 giugno. Al centro della mobilitazione vi è il drastico e progressivo deterioramento delle condizioni operative in cui si trova a versare la Magistratura ed il Tribunale di Sorveglianza di Roma, una situazione descritta dai rappresentanti dei penalisti come ormai del tutto “inaccettabile”.
Le motivazioni della protesta: organici al collasso
Il documento firmato dai vertici della Camera Penale individua con estrema chiarezza i nodi strutturali che hanno condotto alla proclamazione dello sciopero. Le ragioni dello stato di agitazione risiedono principalmente nella cronica e ormai insostenibile carenza dell’organico sia amministrativo che giudiziario.
Tale deficit di risorse umane, denunciano gli avvocati, sta producendo gravissime ripercussioni sulla qualità complessiva dell’attività giurisprudenziale e sui tempi di emanazione delle decisioni. La macchina burocratica e giudiziaria, rallentata dalla scarsità di personale, non riesce a garantire la necessaria celerità nell’esame delle istanze.
“Tale situazione mortifica le esigenze dei condannati e mal si concilia con la funzione rieducativa della pena”, sui legge nella delibera della Camera Penale di Cassino
I diritti dei detenuti e il dettato costituzionale
L’aspecto più critico evidenziato dai penalisti riguarda l’impatto di questi ritardi sui soggetti più vulnerabili del sistema giustizia: i condannati in attesa di decisioni sulla propria condizione detentiva o sui percorsi alternativi. La paralisi operativa del Tribunale di Sorveglianza si traduce, nei fatti, in una vera e propria mortificazione delle legittime aspettative e dei diritti fondamentali dei detenuti. Ciò si pone in aperto contrasto con lo spirito dell’Articolo 27 della Costituzione Italiana, il quale sancisce che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato.
Di fronte a questo scenario, l’Avvocatura rivendica il proprio ruolo di sentinella costituzionale ed evidenzia l’obbligo morale e professionale di porre in essere iniziative di protesta concrete, capaci di scuotere le istituzioni e sensibilizzare in modo profondo l’opinione pubblica sul tema cruciale dell’esecuzione della pena.
La delibera è stata sottoscritta formalmente dal Segretario f.f. della Camera Penale di Cassino, l’avvocato Laura Fasili, e dal Presidente, l’avvocato Gianluca Giannichedda.

