Alvini, il Frosinone e l’arte di non accontentarsi: quattro gol, un punto e tanta identità
di Elledi
I canarini continuano il loro percorso di crescita. La prestazione è uno spot per il calcio, ma il risultato lascia l’amaro in bocca. Alvini applaude la squadra, si arrabbia per gli errori e rilancia la sua filosofia: l’identità viene prima del modulo. Anche se, dopo quattro gol segnati, portarne a casa tre sarebbe stato decisamente meglio.
C’è un Frosinone che cresce, convince, diverte e, soprattutto, non ha alcuna intenzione di chiedere il permesso per giocare a calcio. Poi c’è il Frosinone che segna quattro gol, ne subisce altrettanti e torna a casa con quel fastidioso senso di incompiutezza che accompagna le grandi prestazioni senza la grande vittoria.
È il calcio secondo Massimiliano Alvini, un viaggio nel quale i canarini sembrano aver imparato a camminare con le proprie idee, anche quando il terreno sotto i piedi diventa scivoloso. La partita è stata uno spot per il calcio: ritmo, coraggio, occasioni, errori e una generosa dose di adrenalina. Tutto molto bello, insomma. Peccato per quel dettaglio trascurabile che si chiama risultato.
E il tecnico giallazzurro, davanti ai microfoni, non nasconde il suo stato d’animo.
«La mia corsa è un attimo di gioia per manifestarla nei confronti dei tifosi che hanno fatto un lungo viaggio», racconta Alvini, spiegando l’esultanza dedicata a chi ha seguito la squadra lontano da casa. Ma la gioia dura il tempo di un respiro: «Venire qui, fare quattro gol e non vincere mi dà rabbia».
Ecco il punto. Perché se il Frosinone di Alvini vuole diventare grande, non può accontentarsi di essere bello. Deve imparare a essere anche spietato. La crescita passa da qui: dalla capacità di trasformare una prestazione generosa in una vittoria, evitando di lasciare per strada punti che, a fine campionato, potrebbero pesare come macigni.
«C’è un attimo di delusione perché è questa la nostra crescita. Disputare una gara del genere e avere la voglia di determinare è importante», aggiunge il mister. Tradotto: siamo sulla strada giusta, ma non siamo ancora arrivati. E guai a confondere il percorso con il traguardo.
La difesa balla, ma il coraggio non si mette in discussione
Naturalmente, quando una squadra segna quattro reti e non vince, la domanda sulla fase difensiva arriva puntuale. E stavolta non è nemmeno necessario essere particolarmente maliziosi.
Alvini riconosce gli errori, a partire dal quarto gol subito: «Abbiamo perso palla in mezzo, l’abbiamo gestita male». Ma non cerca alibi e, soprattutto, non rinnega il piano partita.
«Oggi abbiamo avuto un possesso alla pari. Abbiamo fatto un certo tipo di partita. Davanti avevamo una squadra forte, accettare l’uno contro uno per tutta la gara contro certi giocatori va dato merito ai miei».
Il concetto è chiaro: il Frosinone non vuole vivere di attese, non vuole nascondersi dietro una coperta tattica tirata fin sopra la testa. Vuole giocare, rischiare, attaccare. Certo, ogni tanto sarebbe gradito anche un intervento provvidenziale, una chiusura puntuale, una piccola tregua concessa agli avversari. Ma il calcio di Alvini non contempla la paura come principio fondante.
E allora sì, la difesa ha ballato. Ma almeno non ha ballato da sola: tutta la squadra ha partecipato a una partita che, per intensità e spettacolo, ha ricordato quanto possa essere affascinante questo sport quando le due contendenti decidono di non risparmiarsi.
Terzic, il gol che vale più di una rete
Nel mezzo di una partita così dispendiosa, con tre gare in otto giorni, c’è spazio anche per una nota lieta: il gol di Terzic.
Alvini non fa distinzioni e lo sottolinea con parole che raccontano molto del suo modo di intendere il gruppo: «Per me sono tutti importanti, sono contento che abbia segnato».
Poi arriva una frase che vale quasi più della rete stessa: «Oggi scelgo te, corro per te, oggi ti sono vicino se sei in difficoltà».
È il manifesto di un allenatore che vuole costruire una squadra, non una semplice somma di individualità. Il messaggio è rivolto a Terzic, ma anche a tutti gli altri: nessuno è indispensabile, tutti possono diventare importanti. E quando arriva il proprio momento, bisogna farsi trovare pronti.
«A prescindere da chi giochi, l’importante è il Frosinone», ribadisce il tecnico. Il gol, dunque, è una dose di fiducia per il singolo e un’altra tappa nel percorso collettivo. Il campionato è lungo, le occasioni non mancheranno. E per chi ha appena trovato la via della rete, magari, la prossima volta ci sarà anche il premio più bello.
Quattro o tre? Alvini risponde: identità
La domanda sul modulo è inevitabile. Perché quando si prendono quattro gol, il dibattito sulla difesa a quattro o a tre diventa quasi una questione di ordine pubblico.
Ma Alvini non si lascia trascinare nella trappola dei numeri. «La cosa che è da sottolineare, a prescindere se è a quattro o a tre, è l’identità».
E ancora: «Noi vogliamo determinare la partita, attaccare tutti insieme. Noi la vogliamo mettere sui nostri ritmi, idee, poi ci sta commettere degli errori».
Il tecnico ricorda anche che due domeniche prima il Frosinone aveva giocato a tre. La differenza, dunque, non è nel disegno sulla lavagna, ma nel modo di interpretarlo.
«Da quel punto di vista cambia poco, cambia l’identità e voler determinare gli eventi».
Ed è proprio qui che si trova il cuore dell’ennesima tappa del percorso di Alvini. Il Frosinone sta cercando una propria fisionomia, un modo riconoscibile di stare in campo e di affrontare le partite. Non importa se con quattro difensori o tre: importa che la squadra sappia cosa fare, che abbia coraggio e che continui a credere nelle proprie idee.
Certo, l’identità è bellissima. Ma anche la classifica ha una sua personalità, e non sempre è disposta a premiare le buone intenzioni.
Il rammarico come carburante
Il Frosinone esce da questa partita con una certezza e un dubbio. La certezza è che la squadra di Alvini ha idee, carattere e voglia di determinare. Il dubbio è se riuscirà a trovare quell’equilibrio necessario per trasformare lo spettacolo in punti.
Perché una partita da applausi può diventare una vittoria mancata. E quattro gol segnati possono essere una festa, ma anche un promemoria: per crescere bisogna imparare a difendere meglio, gestire meglio e, soprattutto, chiudere le partite.
Alvini lo sa. La sua rabbia non è quella di chi vede crollare un progetto, ma di chi sente che la squadra è vicina a un salto di qualità. È il rammarico di chi non vuole accontentarsi.
E allora avanti, canarini. Il percorso continua. Con l’identità, con il coraggio, con la voglia di attaccare e con quella sana rabbia che, se ben utilizzata, può diventare la migliore alleata.
Magari la prossima volta, oltre allo spot per il calcio, arriverà anche la vittoria.
Che, diciamolo, non guasterebbe affatto.

