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IN NOME DEL POPOLO SOVRANO

di Luigi Sparagna 

Il Referendum del 20 e 21 Settembre 2020 si fissa nella storia Repubblicana per essere il quarto Referendum Costituzionale dall’inizio della Repubblica. Ricordiamo infatti:

il 7 ottobre 2001, Referendum per la modifica al titolo V della Costituzione (abolizione delle Province), con un’affluenza del 34% e risultato il Si con il 64,21% a fronte del No con il 35,79% ;
25 e 26 Giugno 2006, Referendum per la modifica della parte seconda della Costituzione, in pratica, fatti salvi i principi fondamentali, il quesito riguarda la modifica dell’intero impianto Costituzionale che regola il funzionamento della Repubblica. Progetto ambizioso, da Costituente, che con un’affluenza del 53% circa ha visto prevalere col 61,29% i No a fronte del 38,71% dei Si ;
4 Dicembre 2016, è la volta del Referendum per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei Parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della Costituzione, noto come riforma Renzi-Boschi, che con un’affluenza di circa il 65% ha visto prevalere il No con il 59% a fronte del Si al 40%;
20 e 21 Settembre 2020 ecco proporre agli Italiani il quarto dei Referendum Costituzionali, quello sulla modifica degli articoli 56, 57, 59 della Costituzione in materia di riduzione dei Parlamentari, che ha fatto registrare un’affluenza del 51% e un’affermazione dei Si con il 70% rispetto ai No al 30%.

Trattandosi di referendum Costituzionali, prendono vita come da art. 138 della Costituzione, nei casi in cui non si raggiunga nei passaggi Camerali la maggioranza qualificata dei due terzi. Una osservazione che prescinda da analisi di tipo squisitamente politico (che ha visto i partiti tutti dichiararsi vincitori, come di consueto in qualsiasi occasione in cui gli Italiani sono chiamati alle urne) rende possibile preliminarmente prendere atto che l’affluenza alle urne generalmente ha visto partecipare circa metà dell’elettorato mentre l’altra metà evidentemente ha perso ogni speranza. E’ inoltre possibile anche sostenere che i due referendum che hanno visto prevalere il Si hanno riguardato tagli a Istituzioni e Politici (abolizione delle Province e riduzione dei Parlamentari), mentre i No hanno vinto quando il quesito agli Italiani era relativo alla modifica dell’impianto Costituzionale (secondo e terzo Referendum). Sembra possibile affermare che il “taglio, la riduzione dei centri di Potere, insomma la riduzione delle Poltrone, convinca l’elettore più di quanto non riguardi modifiche del testo Costituzionale nella parte che potremmo, sicuramente, impropriamente definire “operativa”, mi si passi la definizione. I principi fondamentali, i primi 54 articoli, non sono in discussione! Quando invece parliamo della parte che regola il funzionamento della Repubblica, il lavoro dei Costituenti, i cui nomi riecheggiano nelle aule universitarie di scienze politiche e giurisprudenza, quali Togliatti, Terracini, De Gasperi, Dossetti, Calamandrei, solo per citarne alcuni, che sottoposero alla firma di Enrico De Nicola la nostra Legge Fondamentale, evidentemente non trova, a giudizio degli Italiani,alternative capaci di esprimere eccellenze di cui avere rispetto e riguardo. Il Referendum in sé, pur considerato ed esaltato come la più tipica forma di esercizio della sovranità da parte del popolo, da altro punto di vista si pone come un momento di disarmonia disturbativa del potere legislativo dei Parlamentari. Ciò che sembra il massimo della democrazia, mette in luce il limite del Politico assiso nelle Camere che non riesce a dare esecuzione al mandato elettorale che gli è stato affidato. Mi rendo conto della non unanime condivisibilità di questa tesi, ma se riflettiamo sui Referendum, e per restare ai nostri giorni più vicini a quello del 20 e 21 scorsi, mi pare che la sovranità popolare abbia lanciato un deciso segnale di poca fiducia agli odierni Rappresentanti del Popolo, il cui numero fissato con oculatezza a suo tempo, è oggi ritenuto ridondande. Cercando qua e la, pare che già nel 1980 l’alloraPresidente della Camera Nilde Jotti avesse considerato il pletorico numero dei parlamentari passibile di riduzione al 50% (cfr Alberto Bertuzzi in “La Costituzione comoda” pag. 22”). Insomma c’è uno scollamento tra il governo e il Popolo, che viene considerato sovrano quando si spera di sovvertire in campagna elettorale i traballanti equilibri parlamentari. E’ forse ora che i politici imparino a considerare con più rispetto il Popolo e la Sovranità che in esso risiede, e non cadere nella triste affermazione di Eufemio, protagonista del noto film di Luigi Magni “in nome del popolo sovrano”, che accomiatandosi dalla donna amata per andare ad arruolarsi nell’Esercito Piemontese nei moti del ’48 le chiede se secondo Lei l’Esercito lo prenderà nelle sue fila, ed ottenuta risposta affermativa conclude dicendo … tanto pe’ fa l’Italia come viene va bene chiunque”. Ora non è che siamo tutti Eufemio, ma non ci illudiamo. Dal voto Referendario scaturisce la necessità di una serie di modifiche a partire dalla legge elettorale, che non potranno che essere approvate con gli attuali organici di Camera e Senato, e vista la complessità dei temi in discussione, questa legislatura passerà tutta prima che lasovranità popolare di questo Referendum possa divenire effettiva. Sempre se, nel frattempo, non intervengano nuove iniziative legislative Parlamentari che volta e gira cambieranno le cose per non cambiarne nessuna. Vedi abolizione delle Province, vedi abolizione del finanziamento ai partiti. Come nelle sentenze di Tribunale, pronunciate in nome del Popolo, anche per le questioni di Governo, il Referendum lo dimostra, tutto si fa “in nome del Popolo Sovrano”. Possiamo andare a dormire tranquilli.