CHE CONFUSIONE
di Luigi Sparagna
Ma per chi voto al referendum sulla giustizia? C’è una gran confusione a sentire i pareri dei due comitati. Chi auspica il si e chi invece il no, ognuno espone ragioni che sembrano incontestabili. Con toni allarmistici che mettono in guardia il cittadino rispetto al rischio di compromettere il funzionamento della magistratura si esprimono quelli del comitato per il no, quelli per il si,rassicurano che la magistratura non subirà alcun condizionamento, anzi sarà più libera sia tecnicamente nello svolgimento del rispettivo ruolo che appartiene al Pubblico Ministero e al Giudice. Questa confusione non risparmia neppure gli stessi magistrati che nelle varie comparse in TV si affrontano a colpi di ragioni diametralmente opposte e chi, se non loro dovrebbero essere i più credibili rispetto a magari esponenti politici. Quindi la confusione attanaglia il cittadino. Non mi sogno di tediare il lettore di questo mio commento con esame di elementi tecnici sul tema, lascio questo a chi vanta sicuramente titoli per farlo, ma mi proietto, come al solito, a qualche considerazione di ordine pratico. Che sia giunto il momento di metter mano al sistema di funzionamento della giustizia mi sembra piuttosto ovvio. Ogni giorno si assiste ad una gestione investigativa che si infrange in un nulla di fatto al momento del giudizio. Quindi già oggi, che le carriere non sono separate, ognuno fa il suo dovere. Per di più, sempre più spesso, agli esiti di condanna in primo grado, non corrisponde l’esito dell’appello. Questo la dice lunga a proposito della fratellanza, che prescinde dalle correnti interne ai magistrati, poiché l’appello avviene presso altra sede di tribunale, e perciò altri magistrati che non prendono il caffè del mattino alla stessa buvette. Ho appena accennato alle correnti della magistratura in seno all’Autorità Nazionale Magistrati. Non valuto, non commento, ma a prescindere dalla condivisione o meno, il caso Palamara e le sue denunce sul condizionamento che l’Associazione ha sempre esercitato nei confronti dell’unico CSM mi rafforzano nel credere che forse è giunto il momento di mettere ordine in questo delicato Potere. Poi si vedrà quali effetti si avranno sul funzionamento dell’amministrazione della giustizia. Ovvio che non sono un fautore della responsabilità civile del magistrato nel senso che questi debba rifondere economicamente il danno se il suo lavoro è deficitario, è lo Stato a mio avviso a dover intervenire così come peraltro oggi avviene, quando si risarcisce qualcuno per ingiusta detenzione, però se un magistrato vanta insuccessi a ripetizione che almeno sia cambiato di incarico e destinato ad altre mansioni e carriera che tenga conto del suo rendimento, mi sembra sia dovuto a chi incappa in un procedimento mal gestito e anche al resto della popolazione, che non si sa mai dovesse capitare a tiro di un guascone sensibile ai riflettori deve poter stare tranquillo. Questo ultimo pensiero non è che una aspettativa che prescinde dall’esito del referendum perché il quesito non gli appartiene, ma bisogna pur muovere i primi passi per non rischiare la stagnazione. Per promuovere il nuovo occorre archiviare il vecchio. BUON VOTO.

