Per non dimenticare. Pontecorvo: 1 novembre 1943-1 novembre 2026.
di Umberto Grossi
Sono trascorsi 83 anni da quel 1° novembre 1943 e anche quest’anno con una funzione religiosa e una cerimonia civile, Pontecorvo commemorerà i Caduti del bombardamento e ricorderà la sua totale distruzione.
Nonostante il tempo trascorso, non si è affievolito nella memoria di tutti, il ricordo di tanti loro Cari, scomparsi in circostanze così tragiche.
Il dolore e il ricordo di quei Morti non sono sopiti né svaniranno perché appartengono alla storia di Pontecorvo, a quella pagina più tragica della sua millenaria esistenza.
Sulle rive del “Verde” Liri, citato da Dante per ben due volte nella Divina Commedia, Pontecorvo in quel 1° Novembre subì il primo, e inaspettato, dei bombardamenti che si susseguirono fino al mese di maggio del 1944 e che ne causarono la totale distruzione, riconosciuta al 100 per cento.
La Gazzetta Ciociara-periodico indipendente- del 25/10/1957, nel dare notizia delle celebrazioni che si sarebbero tenute in occasione del 14° anniversario del bombardamento, così descriveva quello che accadde quel giorno;
“Sussurrava ancora la terra e battevano i cuori per i frequenti e disordinati bombardamento per le campagne, quando il carosello degli aerei s’iniziò a sorpresa.
L’orfanotrofio del Sacro Cuore fu raso al suolo, né suore né orfanelle si salvarono; il Duomo, gremito perché giorno festivo, seppellì letteralmente Sacerdoti e fedeli, il mercato ed il Foro Boario, nell’eccessiva affluenza di rivenditori e forestieri, mitragliati a bassa quota,ridotti a campo di cadaveri; l’Ospedale civile, unico asilo all’umanità di tanti sofferenti e ripieno di infermi e feriti, fu abbattuto pur con i segni qualificativi della sua immunità; il Cimitero, tra tra le cui tombe si era cercato scampo, divenne cumulo di rovine; le strade e le piazze sparirono sotto le macerie dei palazzi e delle abitazioni distrutte, le stesse rovine furono sconvolte, i feriti non ebbero soccorso, i Morti non furono composti a sepoltura.
Tra il rombo assordante e micidiale degli aerei , il fumo mefitico e la polvere che si elevavano ad oscurare il sole, i boati che scuotevano terribilmente il suolo, e le bombe incendiarie e dirompenti, che scatenavano la rovina e il terrore, tra le grida e gli strazi, che in quell’eccidio infernale consumarono l’olocausto degli uomini e delle cose, si trovarono accomunati, vittime dell’efferatezza umana,, gli steli di migliaia di vite inermi e innocenti, stroncate irreparabilmente nella distruzione della Città.
Come furie disperate, le madri urlarono invocando i propri figli, i genitori piansero il focolare distrutto, le salme dei cari di famiglia, travolte dall’uragano e dall’angoscia, attesero invano al meritata sepoltura; nelle abitazioni, lontane dalla fatale bufera, giammai ritornò il figlio al padre!
Ma il sacrificio non era ancora compiuto. Anzi allora cominciava”.
“Fu un inferno –Morì tanta gente e crollò tutto” , queste brevi parole, pronunciate da Cipriano Roefaro, uno dei sagrestani della Cattedrale che ricordava ancora quel giorno con la stessa commozione di allora, siano di monito alle generazioni presenti e future, chiamate a essere custodi della memoria e li esortino ad impegnarsi affinchè simili orrori non si ripetano mai più e regni sempre la Pace.

