#Appuntamentoconlastoria# – La malaria e la “Seconda Battaglia di Cassino”. La scoperta del dottor Coluzzi e il Covid -19

di Umberto Grossi

L’epidemia di malaria nel dopoguerra: il Covid-19 oggi. In  questi giorni di emergenza sanitaria dovuta al COVID-19, che sta interessando anche le popolazioni dei paesi della valle del Liri,  gli anziani che hanno vissuto il dopoguerra ricordano l’epidemia di malaria che anche allora causò tanti morti.

Infatti la bassa valle del Liri per nove mesi era stata teatro dei combattimenti tra i contrapposti eserciti de era stata oggetto dei  bombardamenti aerei e i crateri causati dalle bombe avevano creato acquitrini molto adatti al proliferare della zanzara anopheles, portatrice di malaria, (1)  malaria che nell’Agro Pontino  era stata debellata con la bonifica delle paludi voluta da Mussolini e citata come esempio della sua battaglia antimalarica.

Alla fine della guerra, la nuova ondata di malaria si propagò e colpì nuovamente quelle zone in cui era stata debellata o dove si era quasi estinta. Colpì infatti il territorio del Frusinate, la Valle del Liri e il territorio del Cassinate.

A Cassino specialmente, in quanto il suo territorio era disseminato di crateri, creati dalle bombe che l’avevano rasa al suolo, e di ampi allagamenti procurati ad arte dai tedeschi per impedire  l’avanzata dei mezzi corazzati alleati, crateri che riempiti dalle piogge e dalle falde acquifere presenti molto in superficie divennero i focolai di zanzare, causa di una nuova epidemia , che fu una delle più devastanti.

Infatti l’acqua stagnante favorì il proliferare di un’enorme quantità di zanzare, che poi si estesero in tutto il Cassinate.

Nel 1945 , in considerazione della gravità della situazione sanitaria, lo Stato  decise quindi  di combattere nuovamente la malaria e il professore Bastianelli, allora  Direttore dell’Istituto di Malariologia”Ettore Marchiafava”, in accordo con la direzione generale dell’Istituto di  sanità, che aveva visto nascere nel 1934 il Laboratorio di Malariologia, affidò al dottor Alberto Coluzzi, medico chirurgo specializzato in malariologia, l’incarico per un intervento antimalarico al fine di debellare l’epidemia da quelle zone.

Umbro di nascita, il dottore Coluzzi nel 1934 si laureò con il massimo dei voti in Medicina e Chirurgia e  nello stesso anno ottenne l’abilitazione ad esercitare la professione di medico chirugo. Dopo aver prestato servizio per qualche anno come Assistente medico chirurgo, diresse  per alcuni anni vari ambulatori nella zona di Fondi, cominciando a frequentare l’Istituto di Malariologia Ettore Marchiafava.

Conseguito il corso di Malariologia  il Prof. Giovanni Bastianelli gli conferì l’incarico di assumere la direzione della stazione sperimentale antimalarica di Valona, Durazzo e Tirana in Albania dal 1939 , fino a quando appunto venne richiamato in Italia per occuparsi dell’organizzazione della lotta antimalarica nella bassa valle del Liri.

Il dottore Coluzzi istituì la sede direttiva e operativa del centro specializzato di lotta antimalarica ad Esperia,, nella grande villa, situata sulla strada tra Esperia e Monticelli, acquistata con annessa tenuta, chiamata “Casa delle Palme”,  (che durante la guerra, per la sua posizione strategica  era stata requisita dai tedeschi e adibita ad ospedale militare e successivamente all’arrivo degli Alleati venne adibita a sede del  Comando Francese per molti mesi) che quindi  divenne la base per la campagna Antimalarica e in seguito divenuta la Stazione Sperimentale di Monticelli dell’Istituto di Malariologia “Ettore Marchiafava”. 

Egli  fu di fatto l’organizzatore della campagna antimalarica del 1946-1948 nella provincia di Frosinone e con lui ebbe inizio la cosiddetta “seconda battaglia di Cassino”, volta a eliminare la malaria,che venne combattuta in una prima fase con pochi mezzi  e con  quanti si impegnarono in maniera instancabile per bloccare l’epidemia. Si trattava non solo esperti malariologi, come lo stesso dottore  Coluzzi, ma anche di donne e uomini comuni, che profusero il massimo dell’impegno per la cura e la profilassi domiciliare dei malati, come Adriana Borghetti, che era l’economa dell’O.N.M.I. (Opera Nazionale Maternità e Infanzia) addetta all’assistenza dei neonati di famiglie indigenti, che divenne collaboratrice di Coluzzi, Con lui collaborò anche il dottore Michele Notaro, medico a Pontecorvo, come ricordano coloro che vissero quella esperienza.   

Nel mese di maggio del 1945  il dottore Coluzzi istituì  due centri di diagnosi e cura, uno a Pontecorvo presso alcuni locali utilizzabili del locale ospedale, purtroppo inagibile causa i bombardamenti  e l’altro a Cassino.

Dagli studi da  lui condotti e in considerazione della vasta  estensione dei bacini acquiferi che costituivano i focolai di larve di anofeli, il dottore capì che il DDT (dichloro-diphenyl-trichloroethane), scoperto nei primi anni ’40, per combattere le zanzare, poteva essere efficace per distruggere le larve e sconfiggere la malaria e  per questo venne utilizzato in una prima fase dell’intervento antimalarico, spruzzato solo nelle abitazioni, data la mancanza di fondi a disposizione  per poterne acquistane una quantità tale da poter procedere anche ad una irrorazione esterna.

Per le operazioni di disinfestazione vennero assunte molte persone che, organizzate in squadre di 5 o 6 persone a seconda degli interventi, vennero dapprima istruite e poi adibite a tali operazioni in tutti i Comuni del Cassinate e grazie a tali servizi gratuiti, e a quelli di diagnosi e cura che vennero posti in essere, si riuscì a contenere la diffusione della malaria, evitandone i picchi epidemici del 1944-1945.

Nel 1947 la campagna antimalarica subì una svolta con l’inserimento della provincia di Frosinone nel piano quinquennale di lotta alla malaria attuato dall’ACIS, l’Alto Commissariato per l’Igiene e la Sanità , nuovo organo direttivo della Sanità Pubblica, e predisposto nel 1945 da Alberto Missiroli, direttore del Laboratorio di Malariologia dell’Istituto Superiore di Sanità, che avrebbe eradicato la malattia in cinque anni e  che vedeva l’uso esclusivo del DDT.

Già nell’anno 1948 l’epidemia di malaria venne debellata dalla Provincia di Frosinone,  grazie soprattutto all’opera del dottore Coluzzi e all’uso del DDT da parte delle squadre di operai che collaborarono con lui.

L’ultimo caso di malaria venne registrato nel 1949Nel 2016, all’insigne studioso, deceduto in Esperia nel 1989 e sepolto nel cimitero di Monticelli, è stata intitolata la strada attigua alla “Villa delle palme”.

A distanza di anni, il ricordo della malaria è sempre vivo e purtroppo però è ancora tragicamente presente nelle statistiche sanitarie e nei media, in quanto rappresenta,  insieme ad altre malattie trasmesse da vettori emergenti, nelle aree tropicali e subtropicali, soprattutto dell’Africa sub-sahariana, una delle prime cause di morbosità e mortalità. In questi giorni inoltre vi è un collegamento tra ilCovid-19 e la malaria, in quanto è arrivato l’annuncio del primo studio europeo sull’efficacia dell’idrossiclorochina. Il farmaco utilizzato da anni contro la malaria, che nel trattamento dei pazienti affetti da infezione di coronavirus, sembra accendere una speranza per la cura immediata anche sui pazienti più gravi. A sostenerlo uno studio francese condotto su 24 pazienti, pubblicato su La Repubblica – Medicina e Ricerca – del 18 marzo 2020. (Foto tratta da: cinemaitaliano.info)

(1) La Malaria è una malattia protozoaria, trasmissibile tramite la zanzara Anopheles che funge da vettore.  Il protozoo compie parte del suo ciclo vitale all’interno della zanzara Anopheles che lo trasmette all’uomo infettandolo attraverso la sua puntura.