Politicasecondo pianoSport

Roccasecca/L’INTERVISTA- Richiamo di casa, il ritorno in campo: la bella storia di Davide Cozzolino

Abbiamo intervistato il giocatore del Roccasecca Davide Cozzolino. La sua storia è molto bella perché Davide 10 anni fa ha dovuto lasciare tutto per trasferirsi fuori regione per lavoro, l’anno scorso è tornato a giocare con gli amatori e quest’anno è tornato a giocare in Eccellenza con la squadra del suo paese.

Cosa ti ha spinto a rimetterti in gioco col Roccasecca?

«Il richiamo di casa e della mia terra è sempre stato forte e il calcio per me è una passione mai spenta, una sorta di “malattia”. Dieci anni fa ho dovuto fare una scelta di vita importante che mi ha costretto a lasciare questa squadra e a trasferirmi fuori regione per motivi di studio e lavoro. Già l’anno scorso avevo riassaporato il campo giocando con la squadra amatoriale dell’Atletico Roccasecca, ed è lì che è nata una specie di scommessa con i miei amici più stretti e con me stesso: vedere se fossi riuscito a tornare a giocare addirittura nel campionato di Eccellenza.

Oggi che i pezzi sono tornati al loro posto, ho voluto vincere questa sfida. Vestire di nuovo questa maglia per me significa chiudere un cerchio: è un traguardo personale, ma soprattutto un atto d’amore verso le mie radici e i tifosi».

Come sono stati i primi giorni di preparazione?

«Molto faticosi, non lo nascondo! Dieci anni lontano dai ritmi del calcio dilettantistico si fanno sentire tutti! Però la voglia di fare e la determinazione mi hanno aiutato a superare i momenti più duri. La fatica è stata subito ripagata dall’entusiasmo del gruppo, dall’accoglienza dello staff, dei compagni e della società. Nello spogliatoio c’è un ambiente sano, e quando si sta bene insieme anche i carichi di lavoro pesano meno».

Che differenze hai trovato nel campionato dal tuo ritorno?

«Il calcio si è evoluto moltissimo. Rispetto a dieci anni fa, l’Eccellenza oggi richiede molta più intensità fisica, attenzione tattica e tanta preparazione atletica. Molte squadre lavorano ormai con standard quasi professionistici.

Di fatto, oggi mi ritrovo a essere il giocatore più “vecchio” del gruppo all’interno di una squadra che è molto giovane. I ragazzi oggi sono molto più strutturati fisicamente rispetto al passato, ma il mio ruolo, insieme agli altri elementi più esperti, è proprio quello di portare in campo quell’esperienza, quella malizia e soprattutto quell’attaccamento alla maglia che servono per aiutare i più giovani a crescere e a fare bene».

Quali sono i tuoi obiettivi per questa stagione?

A livello personale l’obiettivo principale è ritrovare la continuità della prestazione e dimostrare a me stesso che posso ancora dire la mia a questi livelli, ripagando la fiducia che la società e lo staff ha riposto in me.

A livello di squadra dobbiamo essere realisti e concreti: l’Eccellenza è un campionato durissimo e pieno di insidie, quindi il nostro obiettivo principale è una salvezza tranquilla, da raggiungere senza dover soffrire fino all’ultima giornata di campionato».

Che consigli ti senti di dare ad un ragazzo che vuole tornare a giocare come hai fatto tu?

«Gli direi che non è mai troppo tardi se ci sono la testa e la passione. La chiave di tutto è l’approccio mentale: serve tanta umiltà per accettare che il corpo all’inizio non risponderà come prima e serve costanza per recuperare il tempo perduto.

Gli impegni della vita, il lavoro o la distanza possono allontanarti dal campo, ma se ami questo sport il sacrificio si trasforma in divertimento. Rimettetevi in gioco, perché l’adrenalina della domenica e la vita di spogliatoio sono cose che non si trovano da nessuna altra parte».

C. Paolozzi