L’INTERVISTA/La memoria a colori, la musica e i “Pezzi di vetro” della vita di Massimo Turchetta
Nel suo libro “Pezzi di Vetro e altre frantumaglie”, Massimo Turchetta raccoglie ricordi, luoghi e volti con la cura di chi sa che ogni frammento del passato racchiude una bellezza irripetibile. Dalle estati giovanili a Sorrento con la famiglia all’amicizia fraterna con Ugo in via Trieste, passando per la tipografia intesa come centro culturale fino all’ironia con cui affronta la malattia e l’amore per la musica: un dialogo intimo con l’autore.
Nel libro dedica parole molto vive all’esperienza di Sorrento, a quelle estati luccicanti passate quasi interamente in costiera con la famiglia. Che valore ha oggi quel periodo guardandolo a distanza di cinquant’anni?
“Vivere a Sorrento ogni giorno, più di cinquant’anni fa, per noi era ormai una cosa normale, anche se vissuta con la spensieratezza e l’ingenuità dei 9, 10 o 11 anni. Che cosa potevamo capire davvero a quell’età della grandezza di quei luoghi? Eravamo a casa di uno zio per quasi tutta l’estate io, mia madre e mio fratello; lei viveva l’ebrezza dei mercati nei vicoli sorrentini facendo la spesa al mattino presto… poi con noi al mare, intervallando le giornate di “routine” con puntate addirittura a Capri o a Pompei. Oggi capisco quanto fosse quella un’esperienza unica e speciale: qualcosa che ti resta dentro per sempre.
C’è un capitolo molto toccante intitolato “Un amico coi fiocchi”, dedicato al legame con Ugo Ruscio durante la giovinezza, anche presso la sua casa in via Trieste. Quanto è stato difficile mettere su carta quel ricordo?
“È stata senza dubbio una delle cose più difficili da scrivere. Ci vuole una bella prova di coraggio per ricordare certi momenti e una persona così unica. Con Ugo passavo letteralmente tutti i santi pomeriggi, da casa mia a via Trieste era un attimo, fino ai 18 anni, fino al quinto liceo. Era una persona di una sensibilità, una signorilità e una gentilezza davvero squisite, indimenticabile per me. So che quel capitolo ha suscitato molta commozione, sia in chi lo conosceva sia negli ex compagni di scuola. Ricordarlo era un atto dovuto, ma riaprire quei cassetti, vi assicuro, fa sempre un certo effetto.
Nel libro tocca anche argomenti complessi, come la sclerosi, l’esperienza con l’Omeosinergia e il ricovero presso la Città Bianca a Veroli, fino al modo in cui affronta le sue condizioni quotidiane. Qual è il suo segreto per parlarne?
“L’ironia. Nel libro parlo della malattia con molta ironia, così come l’ho sempre trattata nella vita vera. L’ironia mi ha aiutato moltissimo ad avere coraggio nell’affrontare i momenti più difficili. Certo, la malattia c’è sempre e si sente, ma impegnarsi aiuta a metterla da parte. Nonostante le mie condizioni, ho continuato ad impegnarmi per far crescere il periodico La Lucerna, organizzare eventi come il concerto dei “Musici” di Guccini, oltre a quelli di Jazz, che hanno registrato il tutto esaurito. Non dimenticando naturalmente l’attività editoriale che mi ha permesso di realizzare anche questo terzo libro. Più ti dedichi alle cose che ami, più la malattia viene, tra virgolette, accantonata”.
Un’altra figura centrale è di Ciro e con lui il mondo della tipografia. Che cos’era la tipografia per voi in quegli anni?
“Ciro è stato una vera colonna. Parlare di lui è sempre commovente. La Tipografia non è mai stata soltanto un’attività commerciale o privata: era un vero e proprio piccolo centro culturale. Lì bazzicavano politici, amministratori, personaggi della cultura. Era un luogo di incontro, di fermento e di idee”.
“Pezzi di vetro e altre cianfrusaglie” è un libro interamente a colori, una scelta rara per la piccola editoria. Come mai questa decisione e come ha risposto il pubblico?
“Chi conosce il mondo della piccola editoria sa che di solito le foto sono in bianco e nero per contenere i costi. Io però volevo togliermi questo sfizio: un libro interamente a colori. Non era solo un capriccio, volevo che la resa visiva restituisse la viva sostanza dei ricordi. Alla fine è stata un’idea costosa ma felicissima. Presentare il libro con un format dinamico – intervallato da letture di alcuni passaggi dello stesso, video e brani musicali – è stato un successo incredibile: auditorium pieno con circa dieci persone rimaste fuori a seguire l’evento dall’esterno. Sono venuti amici e lettori da Roma, Arpino, Rocca Priora, Santopadre e dai paesi confinanti. Vedere tanta partecipazione ci ha riempiti di gioia”.
Un’ultima battuta. Vincenzo Caramadre: “I pezzi di vetro possono sembrare scarti o frammenti sparsi, ma se li guardi con la luce giusta – e magari a colori – riescono a riflettere tutta la poesia di una vita intera.”

