Oltre le sbarre, verso il futuro: la laurea all’Unicas di Enrichetta e la forza generatrice della cultura
Ci sono traguardi che superano di gran lunga il perimetro formale di una pergamena o di una votazione impressa su un verbale. Il conseguimento della laurea da parte di Enrichetta Cordua, la prima donna detenuta a laurearsi presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale (Unicas), rappresenta uno di quei momenti storici capaci di ridefinire il senso stesso dell’istruzione e della riabilitazione sociale. Con una tesi intitolata “Una finestra sul mondo della tecnologia e l’istruzione in carcere. Un ponte tra offline e online” (relatore il Prof. Pio Alfredo Di Tore) e una votazione di 108/110, Enrichetta non ha soltanto concluso un percorso di studi in Scienze Umane, Sociali e della Salute. Ha tracciato una rotta.
Il titolo dell’elaborato di Enrichetta racchiude l’essenza profonda della sua esperienza: il concetto di ponte.
Il carcere è, per sua natura, un luogo di separazione e frammentazione. L’istruzione universitaria, veicolata attraverso i Poli Universitari Penitenziari, agisce esattamente all’opposto: ricuce i strappi, spalanca finestre verso il mondo esterno e trasforma il tempo della pena in un tempo di costruzione. L’istruzione in carcere è un ponte tra offline e online, tra isolamento e connessione, ma soprattutto tra chi si era e chi si sceglie di diventare.
In un’epoca in cui la digitalizzazione e l’accesso all’informazione definiscono la partecipazione democratica, riflettere sulla tecnologia e sul diritto allo studio all’interno degli istituti di pena significa porre le basi per un reale reinserimento sociale, evitando che il “dentro” rimanga irreparabilmente escluso dalle trasformazioni del “fuori”.
Se nel 2023 Unicas celebrava il suo primo laureato detenuto, oggi la storia di Enrichetta apre una strada fondamentale per la popolazione penitenziaria femminile. La condizione delle donne in detenzione porta con sé complessità specifiche, spesso legate al ruolo familiare, alla maternità e al peso sociale dello stigma. La laurea di una donna di 55 anni all’interno di questo contesto assume un valore simbolico e pratico straordinario. Emancipazione e Consapevolezza: Dimostra che la cultura non ha età né confini spaziali e che la mente umana conserva sempre la capacità di autodeterminarsi. Modello di Rinascita: Offre alle altre detenute un esempio concreto di riscatto, dimostrando che il passato non determina in modo irreversibile il futuro. Prospettiva sulle Nuove Generazioni: Lo sguardo rivolto all’infanzia e alla tecnologia presente nel suo lavoro sottolinea come la formazione femminile produca un impatto positivo a cascata sull’intera rete sociale e familiare.
Unicas Aperta, Internazionale e Proiettata al Futuro
Con oltre 60 studenti detenuti iscritti, l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale conferma il proprio ruolo di ateneo all’avanguardia. Non un luogo chiuso nella torre d’avorio dell’accademia, ma un’istituzione viva, capace di stare “sulla cresta dell’onda”, internazionalizzata e profondamente immersa nelle sfide sociali contemporanee.
Garantire il diritto allo studio all’interno delle carceri non è soltanto un adempimento costituzionale (ex art. 27 della Costituzione italiana), ma un investimento sul futuro della collettività. Ogni percorso di laurea completato dietro le sbarre è una vittoria per la società intera, perché trasforma il concetto di punizione in un’opportunità concreta di rigenerazione umana e professionale.
Il traguardo di Enrichetta Cordua ci ricorda che la vera misura di un’università — e di una società civile — si valuta dalla sua capacità di includere, di non lasciare indietro nessuno e di credere che la conoscenza sia, sempre e comunque, la più potente forma di libertà.

